Uno Zuckerberg rilassato convince al TC Disrupt

Mark Zuckerberg

Immagine cortesemente fornita da Guillaume Paumier [Wikimedia Commons, CC-BY-3.0]

Mark Zuckerberg ha concesso la prima intervista dall’IPO a Michael Arrington, in occasione del TechCrunch Disrupt di San Francisco. T-shirt e jeans, il fondatore del più grande social network si è mostrato spigliato e informale. Non ha sentito il peso della pressione e in generale è apparso convincente.

Alla domanda imbarazzata di Arrington su cosa pensasse del crollo delle azioni Zuckerberg ha superato il silenzio con una battuta e ha ammesso candidamente di non esserne contento, perché non aiuta il morale dei dipendenti. Ciononostante ha risposto che il mercato sta sottovalutando Facebook e la cosa non gli dispiace del tutto: è un tipo che ama sorprendere.

Durante i 25 minuti di intervista ha spiegato che gli utenti mobile sono quelli che usano in modo più intensivo la piattaforma, anche dai PC domestici. La compagnia riuscirà a monetizzare più che dal desktop grazie alle inserzioni nel feed.

Conferma che un motore di ricerca è una via percorribile dato che ad oggi Facebook riceve 1 miliardo di query al giorno, nonostante la search lasci molto a desiderare. Presto o tardi arriverà, con un taglio molto personale [profezia n.8 in parte confermata].

Per finire nega ogni possibilità di uno smartphone [profezia n.10]: bello a dirsi ma inutile per l’azienda. Molto meglio lavorare con Apple e Microsoft per integrare la piattaforma al meglio. Con Google, che difficilmente vorrebbe collaborare con Zuck, la situazione è più semplice perché Android consente alle app di integrarsi più a basso livello.

Gli effetti si sono fatti sentire e nelle contrattazioni after hours il titolo è salito ad oltre 20 dollari.

FB after hours trading [11-09-2012]

Detto questo Mark non ha annunciato nessun prodotto fatto e finito perciò gli effetti sul mercato saranno limitati. La chiacchierata è servita a fare luce sul futuro del social network e a fornire un’immagine della sua guida rassicurante. Un CEO Facebook ce l’ha e non è più un ragazzino, gli investitori dovranno tenerne conto.