Italians and technologies

Sono italianoGli italiani sono quelli che suonano di più al metal detector. Gli italiani all’estero spesso si sentono dire che sono mafiosi solo per il fatto di essere italiani. L’Italia è uno dei paesi più arretrati dal punto di vista della conoscenza della tecnologia e delle scienze in generale. L’italia è un sogno al passato: Dante, Machiavelli, Galilei, Giordano Bruno, Raffaello e chi più ne ha più ne metta, sono tutte icone che hanno fatto grande la nostra patria. L’Italia non riesce ad andare avanti, ad andare oltre questi miti del passato, dove il mondo si sta dirigendo.

A quanto pare non c’è via di scampo, “Italiani, un popolo di imbranati al computer” recita il titolo dell’ennesimo articolo riguardante l’ennesima caduta in basso del nostro paese: tanto per cambiare, siamo al di sotto della media UE per quanto riguarda le conoscenze informatiche senza parlare di competenze di base quali mettere su una semplice presentazione in power point (23 su 100 contro la media UE di 35 su 100) oppure lavorare con excel (35 su 100 contro i 45 della media UE); l’articolo sembra quindi suggerire la presenza di un gap marcato tra quello che sono gli standard tecnologici dei 27 paesi UE (più Norvegia e Islanda) e i nostri.

Ma è davvero così? Siamo così imbranati da non essere in grado di fare un “copia e incolla” su un qualunque laptop di nostra proprietà? È giusto rimarcare i limiti della nostra amata patria, ma se enfatizziamo solo quello che di negativo abbiamo non si va da nessuna parte… Facciamo qualche esempio, senza andare troppo nel passato:

Ogni computer ha un proprio “motore di elaborazione dati” chiamato CPU (central processing unit) che si occupa di eseguire le operazioni che gli richiediamo. Il microprocessore è nato grazie al lavoro di un fisico italiano, Federico Faggin, che durante gli anni ’70 era sul libro paga di Intel per poi mollarla e fondare la propria società semiconduttori chiamata ZiLOG. Quindi ogni computing device – server, PC, smartphone e tablet – con all’interno un processore porta con sé un po’ d’Italia.

Allora i più scettici potranno obiettare: si ma questo fisico Faggin è andato a lavorare negli States per diventare quello che tutto il mondo conosce. Anche questo è vero: il problema italiano del non saper guardare avanti implica spesso che le menti eccelse del bel paese debbano scappare via dall’Italia per crearsi proprie opportunità, che vanno oltre l’aspetto economico, ma riguardano più che altro vedere il proprio lavoro giustamente valorizzato, il quale dovrebbe essere un diritto più che un’utopia dei nostri tempi.

Non bisogna andare troppo lontano per capire che anche da noi i belli esempi non mancano, vedi il progetto Arduino, fondato da Massimo Branzi, primo esempio importante nel campo dell’hardware opensource (vedi qui).

E poi ci sono i nostalgici che tornano, quelli che hanno studiato in Italia, che tanto hanno dato all’Italia, che tanto l’Italia ha dimenticato, che sono andati all’estero vedendo che il mondo gira a un’altra velocità ma che alla fine amano sempre e comunque l’Italia con tutti i suoi guai: il professor Massimo Marchiori ha contribuito a raffinare il concetto di motore di ricerca in un mondo sempre più connesso, sua è l’idea di “pesare” la rilevanza delle pagine con il resto del web (Hyper Search), grazie alla quale due Sergey e Larry qualunque sono diventati rispettivamente Sergey Brin e Larry Page, fondatori di Google. Suo è il contributo per numerosi lavori di importanza internazionale, tra cui la definizione dello standard mondiale per la privacy del web P3P. Ma alla fine, il nostro caro professore è tornato in Italia (almeno per ora) per un progetto che all’apparenza doveva essere visionario, ma che per ora ancora non ha avuto quell’impatto che parecchi si attendevano.

L’idea di Marchiori è semplice: abbiamo Google, abbiamo il concetto di ricerca nel web e tutti i tentativi di migliorarlo non sono altro che un buco nell’acqua. Non ha più senso ormai inventarsi nuovi motori di ricerca del tipo “Google più un 10% di qualcosa”, ma bisogna andare oltre, considerare un nuovo tipo di ricerca che vada oltre il semplice “scrivi e trovi quello che stai cercando”.

Da qui il progetto “Volunia”, che tanto ha fatto discutere fino alla presentazione ufficiale e al lancio del servizio per i power users. A livello di interfaccia l’unica differenza rispetto a Google sono 2 barre, una on top (per le ricerche personalizzate quali la ricerca in-site per tipo di file) e una barra laterale di natura “sociale” nella quale si può interagire con le persone che stanno visitando la stessa pagina web in quel momento.

Quello che di nuovo propone Marchiori è un servizio che ti accompagna nel web anche dentro il sito e che integri la tua ricerca con le ricerche degli altri utenti, una sorta di ricerca sociale.

A quanto pare, però, le aspettative non sono state rispettate. Non se ne parla più di Volunia e i power users attivi diminuiscono sempre di più giorno dopo giorno. Vari i motivi che spingono a dar ragione a questo verdetto: grafica discutibile, indicizzazione delle pagine poco performante e molti sono i dubbi che possono essere sollevati per ciò che riguarda la socialità della ricerca (a cominciare da questioni di privacy). Staremo a vedere se Volunia prenderà il volo, come le galline che escono dalle gabbie (famoso motto di Marchiori all’epoca del lancio).

In definitiva, non stiamo sempre a sottolineare e a pensare a tutte quello che di negativo c’è in Italia. C’è tanto che non va, e ognuno di noi lo percepisce a modo suo, ma guardiamo anche a quello che di buono abbiamo da offrire al mondo, partendo dal nostro quotidiano; come disse un anonimo, noi abbiamo un dono:

La vita è troppo breve per non essere italiani.