WebOS open source? Troppo tardi

HP TouchpadA seguito degli scarsi risultati conseguiti dal Touchpad e dagli smartphone basati su WebOS, il colosso dell’informatica Hewlett-Packard ha deciso di concedere open source il suo pupillo per favorirne lo sviluppo e la diffusione. L’annuncio rappresenta una sorta di resa per la società, che ha fallito nel capitalizzare l’acquisizione di Palm pagata ben 1,2 miliardi di dollari. Cosa non è andato?

Difficile a dirsi. WebOS è un sistema operativo apprezzato dagli appassionati e ben realizzato, ma la compagnia californiana non è riuscita a trasformarlo in un player di peso. Di sicuro il ritardo non ha aiutato ed i terminali mancavano dell’appeal necessario per attirare i consumatori.

Poi l’assenza di un application store vario e fornito ha fatto il resto. Un sistema operativo si rafforza con un’ecosistema di applicazioni, di terze parti e non, e di servizi. Se acquistiamo un iPhone abbiamo a disposizione un immenso mercato di contenuti multimediali e app nonché una pletora di servizi accessori forniti dalla Mela e da altre compagnie. Discorso simile per Google, Microsoft e RIM.

WebOS non è riuscito ad imporsi perché ha fallito nel superare un livello di “esteticamente e tecnologicamente valido” per diventare un prodotto “commercialmente valido” dal punto di vista del consumatore. Inoltre credo sia mancata un’adeguata spinta di marketing per rendere desiderabile la piattaforma sviluppata da Palm, per farla conoscere ai più.

Stefano Quintarelli, si è chiesto se il gesto non sia arrivato troppo tardi. Credo proprio di si, per me WebOS è bello che spacciato.

Aprire all’open source può favorire una certa diffusione ma in che ambienti? Probabilmente qualche gruppo di sviluppatori si adopererà per farlo girare su alcuni terminali Android. Magari Mozilla sfrutterà parte del codice per il suo Boot To Gecko. Ma per vedere WebOS brillare, per fare in modo che diventi un player nel mercato mobile c’è bisogno che un’azienda lo prenda, ci investa, rilasci dei prodotti, li supporti, curi gli sviluppatori, insomma faccia tutto quello che HP non è riuscita a fare. Chi è disposto a farsi carico di tutto ciò a questo stadio del mercato? Samsung? Lavora già con Android per la fascia alta, Bada per quella bassa e WP7 di tanto in tanto. In situazione simile è LG. RIM sta lottando per non essere dimenticata mentre Nokia è oramai “posseduta” dalla società fondata da Bill Gates. Infine non dimentichiamo che il produttore finlandese ha già abbandonato il promettente MeeGo, una piattaforma ben più open di Android sulla quale erano state riposte notevoli aspettative. Non mi sembra che gli sviluppatori stiano facendo la fila per lavorare sull’erede di Maemo..

Senza contare che il mercato consumer favorisce naturalmente un numero ristretto di piattaforme, per via dei costi di apprendimento, di quelli di transizione e per l’effetto lock-in (se hai speso denaro in applicazioni per iOS difficilmente sarai disposto ad abbandonarlo). Questo vale sia per i consumatori che per gli sviluppatori.

Per concludere, il successo di iOS ed Android nasce dal connubio di hardware attraente e di software valido, condito con una buona ricetta di marketing. HP non ha saputo capitalizzare il suo peso specie nel mondo business ed ha gettato la spugna. Qualcuno la raccoglierà? Ne dubito. Il mercato si è fatto duro e anche Microsoft con un OS dall’interfaccia avanzatissima, con i migliori strumenti di sviluppo ed un brand più forte si trova in difficoltà. Mettiamoci l’anima in pace, WebOS è andato per sempre.