Nokia, un purosangue a fine carriera

Nokia Lumia 900Nokia non brilla più di luce propria e questo è sotto gli occhi di tutti. Ma i dati di vendita non sono semplicemente in discesa, sono letteralmente in tracollo. Nell’ultimo trimestre l’azienda ha piazzato circa 83 milioni di terminali di cui solo 12 milioni smartphone, i prodotti a più alto valore aggiunto. Sembrano tanti? Pensate che nello stesso periodo del 2011 di telefoni intelligenti la casa ne aveva venduti il doppio, nonostante stesse già perdendo lo smalto. Nel frattempo cosa hanno fatto Apple e Samsung?

La prima ha piazzato 35 milioni di iPhone mentre la seconda 93 milioni di device di cui circa 45 milioni smartphone. Una bella differenza non trovate?

Gli effetti sul titolo? Devastanti, controllate con i vostri occhi.

E pensare che c’erano tempi in cui Nokia rappresentava lo stato dell’arte dell’industria mobile ed i suoi terminali venivano considerati i migliori. Quando presi il mio vecchio iPhone 3G c’era una flotta di invasati pronti a scommettere la casa che l’N97 fosse un prodotto decisamente migliore. Dove sono oggi gli affezionati? Sono sempre di meno, probabilmente ora comprano Samsung o HTC.

La soluzione allo psico-dramma della società doveva essere un CEO canadese, Stephen Elop, un ex-Microsoft che con se portava gli ottimi contatti con l’azienda di Bill Gates. E non è affatto un caso – non è retorica – che la scommessa per la rivalsa della casa sia stata Windows Phone 7. Una scommessa che non ha dato buoni esiti visto che negli ultimi 3 mesi solo 2 milioni di Lumia sono stati venduti. Certo i Lumia cresceranno, ma a che ritmo? E fino a che punto? Non sono contento di scriverlo ma la Nokia, colosso un tempo incontrastato della telefonia, non tornerà più come prima. Non nell’immediato futuro.

Un po’ di storia
Ma torniamo indietro per ricostruire il percorso che ha portato l’azienda sull’orlo del baratro. Se Olli Pekka Kallasvuo, penultimo CEO di Nokia, avesse intuito la piega che stava prendendo il mondo probabilmente avremmo un’azienda forte e sana. Ma la società s’è mossa lentamente.

Mentre Apple scalava le classifiche e un timido Android cominciava ad essere notato, i finlandesi continuavano a produrre soluzioni basate su Symbian: il loro modello collaudato. Cosa avevano questi terminali che non andava? Erano fondamentalmente poco smart, ogni modello nasceva e moriva con il medesimo sistema operativo. La frammentazione dell’offerta e dell’OS non facevano decollare l’ecosistema di applicazioni di terze parti. A dire il vero, quando nel 2008 l’iPhone è stato aperto agli sviluppatori, nessun consumatore pensava di dover valutare il numero di applicazioni disponibili come un possibile fattore di scelta di un terminale.

I prodotti di Nokia telefonavano e lo facevano bene. Fotografavano e lo facevano bene. Erano i figli impeccabili della prima rivoluzione mobile, quella che c’aveva dato a tutti dei cellulari. Ma mal si adattavano a competere con quello che abbiamo oggi. Non nei paesi più ricchi almeno, ancora di feature phone Nokia ne vende 70 milioni a trimestre perché ci sono molti posti al mondo dove possono essere venduti. Ma la concorrenza dei cinesi, prima fra tutti ZTE si sta facendo sentire e i feature phones costano poco e fanno guadagnare poco.

Un cambiamento era possibile
Nokia era diventata la più forte perché era finemente integrata, come la Apple di oggi. Controllava la produzione dell’hardware dei suoi prodotti e controllava il software. E questo binomio aveva reso la casa ricca e potente. Quando Symbian cominciava a soffrire gli acciacchi dell’età, l’azienda stava lavorando a MeeGo, l’evoluzione di Maemo portata avanti insieme ad Intel, che metteva sul piatto le competenze acquisite nello sviluppo di Moblin.

Se MeeGo fosse diventato il sistema operativo di riferimento per i prodotti di fascia alta, con un’esperienza unificata e di qualità, avrebbe potuto costituire la leva per riguadagnare competitività là dove Samsung e Apple stavano menando più duro. Ma all’uscita dell’N8 – ottobre 2010 – Symbian era lì mentre MeeGo aveva ancora diversi mesi di sviluppo davanti. L’azienda era in ritardo e l’hardware del prodotto non faceva sognare.

Avere una strategia non definita per gli smartphone non prometteva niente di buono anche se il framework Qt permetteva e permette di sviluppare applicazioni in grado di girare sia su MeeGo che su Symbian. Nonostante ciò il confronto con l’App Store di Apple era impietoso, già a fine 2009 si parlava di circa 15 .000 applicazioni contro 100.000.

L’arrivo di Elop
L’arrivo di Elop risale ad un mese prima del lancio dell’N8: settembre 2010. Stephen, cittadino canadese, ha ricoperto in Microsoft il ruolo di capo della divisione Business. Scegliere un manager di cultura nord-americana non deve essere stata una cosa da poco per il board di Nokia, la casa finlandese era cresciuta grazie alla sua immagine di trasparenza e socialità nord-europea, un modello che differisce molto dai più pragmatici e aggressivi statunitensi.

Dopo un po’ di studio, il febbraio 2011 il nuovo CEO ha annunciato la strategia per il rilancio: via Symbian e MeeGo dalla fascia alta, avanti Windows Phone 7. L’azienda da allora è andata di male in peggio e i primi Lumia, arrivati a novembre 2011, non hanno fatto battere i cuori a tal punto da pensare ad una svolta.

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