Mobile: Intel ci crede, ma servono le “design wins”

Intel Ivy BridgeIntel sta vivendo un momento particolare, di svolta, e se non giocherà bene le carte potrebbe trovarsi in difficoltà. Il quadro è piuttosto semplice. I PC sono in declino, non sappiamo precisamente quanto ma sia IDC che Gartner concordano su un calo di oltre il 10% nell’ultimo trimestre.

La casa di Santa Clara dipende fortemente da questo mercato, per assurdo più di Microsoft. Basta dare uno sguardo ai due grafici seguenti (fonte: form 10-K del 2012; per “semi” si intende semiconduttori):

Non è quindi una sorpresa che il primo quarto del 2013 si sia chiuso con un calo y-o-y sia in termini di fatturato che di ricchezza generata:

La situazione è piuttosto seria. Intel deve ritagliarsi uno spazio – neanche piccolo – nel mondo delle soluzioni post-PC e per farlo ha bisogno di prodotti competitivi.

Silvermont il vendicatore

Silvermont è il nome dell’architettura alla base dei SoC Bay Trail [per tablet] e Merrifield [per smartphone], che saranno lanciati fra la fine del 2013 e i primi mesi del 2014. Porta numerose novità rispetto all’attuale Atom serie Z:

  • il processo produttivo 22nm Tri-gate (FinFET)
  • l’esecuzione out-of-order
  • numerose migliorie nella gestione energetica

AnandTech ha pubblicato un corposo articolo al riguardo e tutto lascia pensare che i nuovi SoC saranno dei veri game changers. Potenzialmente leader sia in ambito di prestazioni che di consumi. La famosa x86 tax completamente annientata.

Il problema per la casa di Santa Clara non è nella tecnologia, non oggi almeno. Le tendenze del mercato, le strategie dei partner, sembrano svantaggiare Intel che dovrà lottare e probabilmente mettere mano al portafoglio per ottenere delle “design wins”.

Post-PC non è PC

Prima dell’iPhone la vita era facile per chipzilla. Nel lucrativo mercato c’era un solo competitor, AMD, che non è mai stata in grado di mettere in difficoltà la compagnia sebbene per alcuni tempi abbia vantato soluzioni tecnologicamente valide, se non superiori. L’arrivo di Core archiviò per sempre la piccola di Sunnyvale che oggi lotta per sopravvivere.

All’epoca avere un prodotto più veloce e parsimonioso bastava per vendere le CPU. La quasi totalità dei computer faceva – e fa – girare Windows, le componenti potevano essere acquistate direttamente dagli OEM oppure dai piccoli assemblatori (o dagli appassionati).

Oggi la musica è molto diversa. Microsoft ha perso il suo dominio e sta cercando di compensare con le soluzioni post-PC, in parte anche ARM-based. Certo gli OEM sono interessati a fornire tablet Windows 8 Intel-based ma appare remota la possibilità che i ricavi, considerando anche il minor valore unitario dei SoC, possano bilanciare i cali dei prodotti tradizionali.

Apple che è stata la grande artefice di questa rivoluzione tecnologica sviluppa i suoi SoC internamente e – per ora – ne affida la produzione a Samsung. Ci sono gli spazi per concludere un accordo per la produzione presso le fab del colosso di Santa Clara ma non c’è nulla di scritto finora. In ogni caso la Mela non è intenzionata a passare ad x86, sarebbe una grossa sorpresa.

L’unica possibilità rimanente è aggredire Android ed è qui che si giocherà la partita. Intel deve convincere Samsung e gli altri produttori ad adottare la sua mercanzia, lo deve fare alla svelta.

E se le prestazioni possono essere a favore della casa americana, il supporto software rappresenta il suo punto debole: tutti gli applicativi sviluppati con codice nativo, in buona parte giochi, dovranno essere ricompilati pena il mancato funzionamento o un corposo calo prestazionale. Uno scoglio che potrebbe far storcere il naso ai manufacturers.

La sfida di Krzanich

Come saprete Otellini lascerà la guida di Intel a brevissimo. Al suo posto arriverà Krzanich che avrà il duro compito di affrontare questa transizione. Le risorse non mancano alla casa ed il vantaggio rispetto alla concorrenza sui processi produttivi può essere stimato fra i 18 e 24 mesi.

Il successo della strategia mobile dipenderà però dagli accordi stretti con i partner, i contratti di fornitura di cui ha bisogno per diffondere i suoi prodotti e spingere i developer a ri-compilare i loro giochi. Una sfida che deve assolutamente vincere.