Google e il paradosso Android
Google ama iOS. Non ci credete? Il rilascio di Google Maps e Capture, l’aggiornamento di Gmail e G+ lasciano poco spazio all’immaginazione: BigG vuole stare su iOS e vuole farlo alla grande.
E al team di Andy Rubin chi ci pensa?
Un cambiamento da gestire
Il progresso non è un animale semplice da domare, anzi è impossibile arrestarlo. La rivoluzione post-PC è arrivata come un fulmine a ciel sereno per chi dominava il vecchio paradigma – come Microsoft – ma pone rischi anche a operatori ben più giovani. Il colosso delle ricerche è uno di questi e da brava azienda innovativa ha accettato la sfida per dominare il cambiamento.
Questo ha portato la società ad abbracciare un progetto come Android i cui vantaggi potenziali sono palesi: i terminali rappresentano canali per fornire i propri servizi agli utenti. Una piattaforma diffusa consente di sviluppare prodotti su misura, di ottenere margini migliori e di proteggersi dai voltafaccia di chi è posizionato più a valle nella filiera.
Immaginate per un attimo un mondo in cui Google ha ignorato completamente Android e Apple domina la totalità del mercato mobile: Siri sarebbe una vera e propria “clava” commerciale capace di costringere i ragazzi di Mountain View a mollare parte dei loro preziosi margini.
Così è nato Android e sappiamo che è piaciuto molto ai consumatori, ancora di più ai manufacturers di terminali. Samsung ne ha fatto una fonte di ricavi e profitti mostruosi, tanto da eclissare BigG. Bizzarra situazione dato che la transizione al post-PC sta danneggiando i ricavi della società statunitense mentre si impegna per far guadagnare i coreani.
Un colpo alla botte e uno al cerchio
Android è stato creato con l’obiettivo di diffondersi rapidamente e costare poco. Il modello di sviluppo e le politiche di licenza lo dimostrano e la strategia ha funzionato. Date un’occhiata a questo grafico di Business Insider (dati Gartner) per farvi un’idea: il robottino verde detiene circa il 70% del mercato mondiale.
Horace Dediu stima dei costi di ricerca e sviluppo di circa 200 milioni durante il 2012, una bazzecola per una compagnia simile.
La quota di mercato è tutto.. oh wait..
Per Microsoft acquisire la maggiore fetta di mercato è stata la strategia vincente ma rispetto a Google ci sono molte differenze. La società di Gates vendeva il software, non lo “regalava”, inoltre il dominio era ben più esteso. I computer sono differenti dai terminali post-PC e quest’ultimi beneficiano molto più dell’integrazione hardware/software.
Android si sta diffondendo enormemente ma nonostante le stratosferiche vendite del Galaxy S III sono i terminali low-cost a far crescere i numeri. I dati parlano chiaro, gli utenti della piattaforma di BigG navigano meno e comprano meno. Commercialmente parlando sono clienti meno appetibili per tirare avanti la baracca.
Il paradosso ha il suo senso
Così la casa di Mountain View ha bisogno di Apple, di cui ama particolarmente la clientela. Come sottolinea Horace Dediu porta ben più soldi la piattaforma iOS che quella di BigG.
Possiamo riassumere la figura d’insieme come segue: Google ha bisogno di Android per non soccombere alla rivoluzione post-PC – e una sua potenziale risposta è Google Now – ma nel frattempo non può rinunciare alla clientela più remunerativa e deve impegnarsi per coltivarla anche sui prodotti della Mela. Del resto Google è nata e prosperata grazie al web che è quanto di più open e platform agnostic ci sia nel mondo tecnologico.
In questo scenario Samsung è la grande incognita, nel futuro si trasformerà in una nuova Apple? Potrebbe (con S Voice lo sta già facendo), ma i coreani non sono altrettanto bravi con il software e questo pone freno alle loro smanie di grandezza.
Di certo sappiamo che Google ha dei complessi d’identità che non è in grado di risolvere. Mettere il piede in due scarpe è necessario mentre il colosso si guarda le spalle dagli arrembanti Amazon e Facebook. Un dubbio rimane però irrisolto: valeva la pena spendere 12,5 miliardi per acquisire Motorola – perennemente in perdita – quando Android non fa fare soldi? Per ora sembra proprio di no.
