Apple iOS: miniera d’oro e punto debole della Mela

The new iPadIl continuo e apparentemente inarrestabile successo di iOS ha portato le quotazioni di Apple sopra i 500 miliardi di dollari: un valore che ricorda abbastanza da vicino la Microsoft di Bill Gates dei primi anni 2000, il periodo più florido dell’azienda.

La grande ricchezza della società fondata da Jobs e Wozniak deriva essenzialmente da due linee di prodotto: l’iPhone e l’iPad. Ecco qualche dato dell’ultimo trimestre tanto per essere chiari:

  • l’iPhone da solo vale il 58% dei ricavi;
  • l’iPad si “ferma” al 17%;
  • sommati compongono il 75% delle revenues;
  • tutta la piattaforma iOS – iPod inclusi – vale l’83%.

Una questione di business
Potersi concentrare su poche soluzioni ha degli innegabili vantaggi. Dal punto di vista economico e strategico, essere un compratore del volume di Apple consente di ottenere prezzi bassissimi e condizioni di favore sull’acquisto dei materiali, delle componenti e anche della manodopera. Dove gli altri hanno dozzine di prodotti tutti lievemente diversi, la Mela può ordinare senza remore 35 milioni di display Retina (in un trimestre) per i suoi iPhone sapendo di riuscirli a vendere. Una situazione privilegiata che spiega perché gli uomini di Cupertino siano sempre i primi a immettere certe soluzioni nel mercato.

Lo sviluppo del prodotto poi è facilitato e consente di tirare fuori il massimo dall’hardware, per questo iOS è generalmente più efficiente e rapido rispetto alla concorrenza anche se le caratteristiche hardware del melafonino vengono sorpassate.

Infine, l’esperienza d’uso è più solida. Gli sviluppatori sanno di lavorare con un solo produttore di unità grafiche – PowerVR nel caso specifico – e di godere di consistenza nel formato oltre che nelle dimensioni del display fra una generazione e l’altra. Non è un caso che Carmack abbia espresso la sua predilezione a lavorare per iOS, piuttosto che per Android. Specie se consideriamo che la clientela che Apple s’è ritagliata e le politiche restrittive dell’App Store hanno permesso di ottenere bassissimi tassi di pirateria.

Il successo della casa di Cupertino ha messo in luce le debolezze dei modelli dei concorrenti, frammentati fra una moltitudine di soluzioni tra loro molto simili che, suppur in grado di raggiungere una vasta clientela, comportano sforzi notevoli per garantire l’economicità e la qualità. Di fatto la Mela lavora con ritorni economici alieni a tutto il settore sebbene enormemente aiutati dal controllo del software.

Non esiste un modello esente da debolezze
Ma sarebbe disonesto intellettualmente sostenere che l’approccio della società non comporti dei rischi anche molto grandi. L’iPhone in particolare rappresenta da solo oltre metà dei ricavi. Cosa succederebbe al prezzo delle azioni di Apple se il prossimo modello fosse afflitto da un bug dello storage scoperto solo mesi dopo l’uscita? Ad Intel è successo qualcosa del genere l’anno scorso, con i chipset della serie 6, perché la Mela dovrebbe esserne immune? Se fosse costretta al richiamo massivo dei suoi iPhone quanto perderebbe?

Lo so, la sto buttando sulla sfiga e non è detto che sia il modo giusto per spiegare i rischi della concentrazione del fatturato in pochi prodotti. Anche perché controllare poche linee è più facile come abbiamo già detto. Però non è una possibilità da escludere.

Inoltre la compagnia è diventata nel tempo spiccatamente orientata al mercato consumer. Rispetto alla vecchia Microsoft di Gates, la Apple di oggi non vanta un particolare effetto lock-in sui propri clienti: se domani dovessi passare ad Android dal mio iPhone 4S avrei pochi problemi, butterei giusto un centinaio di euro scarsi di software acquistato. Microsoft, Oracle, IBM ed altri player saldamente affermati nel mondo aziendale hanno invece il coltello dalla parte del manico. Mollarli definitavamente è molto oneroso e in diversi casi non ci sono alternative.

Per cui se nel giro di un anno Apple cominciasse a deludere i suoi acquirenti, smettendo di offrire innovazioni terrificanti ad ogni keynote, le cose potrebbero volgere al “peggio” molto più rapidamente di quanto non si immagini andando a ridimensionare i valori di bilancio. I casi RIM e Nokia sono eloquenti di quanto veloce giri il mondo della “telefonia intelligente”. Canna un lancio e finisci in coda.

Nonostante questo Apple è solida e lontana da una crisi
Tutto questo è positivo per il consumatore. Essere locked-in con un produttore non è una situazione auspicabile, ma dal punto di vista di Apple avere un “gancio” per stabilizzare le vendite in caso di guai sarebbe preferibile. Sia chiaro che non voglio essere né allarmista né gufo: buttare giù il colosso di Cupertino non è cosa facile. Un lancio sbagliato può impattare drammaticamente le revenues di un anno ma la società ha enormi riserve liquide, una customer satisfaction stellare e una clientela estremamente devota. La Mela sta infrangendo ogni record e l’iPad per ora non ha seri competitors (al contrario dell’iPhone).

Resta comunque il fatto che il progredire di concorrenti come Samsung – sebbene ancora lontani dal fornire un’esperienza solida, consistente e di pari livello nella fascia più alta – possa causare un brusco calo nella redditività. Una debolezza che altri player del mondo tecnologico non hanno, sostenuti come sono da posizioni monopolistiche e di controllo delle proprie piattaforme che li difendono da eventuali errori, rallentando l’escalation negativa.