Amazon Kindle Fire, il cannibale dei tablet Android

Amazon Kindle FireQuando il Kindle Fire venne lanciato a metà novembre 2011, la stampa lo inquadrò subito come l’anti-iPad, l’antagonista più forte in virtù del potere commerciale di Amazon. Personalmente ho sempre osteggiato questa visione come commentai all’epoca sul blog di De Biase: i due terminali erano e sono molto distanti in termini di user experience, price point e posizionamento di mercato. Anche i due business model sono completamente diversi. Per me il Fire era l’anti-tablet Android non l’anti-iPad e finalmente posso dimostrare la mia visione in 3 mosse.

 
1 – Di Apple e dell’iPad
Le vendite dell’iPad sono forti e stabili. Non c’è stato alcun crollo dall’uscita del Kindle Fire. Volete dei dati? Nel secondo trimestre 2012 Apple ha venduto oltre 11 milioni di tavolette per una crescita anno su anno del 151%. Lo scorso trimestre, chiuso a fine 2011 dopo un mese e mezzo di Kindle Fire, di iPad ne sono stati venduti 15 milioni, e in questo caso l’incremento annuale raggiunge il 111% (a Natale si vende di più). Se andiamo a ritroso fino al Q4 2011, chiuso il 30 settembre 2011, torniamo ad 11 milioni di iPad e un tasso di crescita del 166%. Potete consultare liberamente i dati dalle press release della casa di Cupertino:

2 – Di Amazon e della quota di mercato
Se possiamo definire il Fire un tablet Android, è sicuro quello che sta avendo più successo. Durante il dicembre 2011 sembra che Amazon abbia piazzato ben oltre 4 milioni di tablet. Una bella cifra che definirei un successo ma che non ha assolutamente intaccato il miglior trimestre dell’iPad di sempre. Riguardo alle quote di mercato, il tablet della Mela è sceso da circa il 61% a il 54% secondo IDC. La situazione non stupisce, il Fire costa due volte e mezzo meno del più economico iPad e raggiunge una clientela non interessata al padellone o semplicemente a caccia di un prodotto meno costoso. E’ normale che all’entrata di nuovi concorrenti un monopolista veda la sua quota scendere, ma in termini di crescita la Apple non sembra soffrire particolari rallentamenti.

3 – Del Kindle Fire e degli altri tablet Android
comScore ha stimato le vendite dei tablet Android da dicembre 2011 a febbraio 2012 ed i risultati sono sorprendenti. Il Fire – ed in misura molto minore l’ottimo EEE Pad Transformer di ASUS – è l’unico tablet in decisa crescita mentre tutti gli altri sono in calo. Nel complesso i tablet Android stanno crescendo ma è tutto merito di Amazon.

Una questione di logica
Che l’iPad e il Fire fossero due bestie completamente diverse era ovvio fin dal principio. Apple produce hardware finemente integrato con software proprietario. Amazon distribuisce prodotti. La prima punta alla qualità assoluta senza compromessi mentre la seconda cerca un audience di massa. E tutto questo si riflette nelle diversità dei prodotti: l’iPad è dotato di hardware d’avanguardia, scocca in alluminio, schermo molto più grande e fattura di qualita maggiore; il Fire è un RIM Playbook con qualche ritocco estetico ed un sistema operativo non sviluppato dalla casa. I prezzi, importantissimo elemento di informazione, sono eloquenti: 500 dollari contro 200.

Per parlare di competizione diretta i due prodotti dovrebbero essere sostituibili ma qui è come paragonare la GPunto ad una BMW Serie 5. Salvo rare e statisticamente poco rilevanti eccezioni, chi cerca un iPad non vuole un Fire e vice-versa.

Il fallimento di Google
Google ha completamente fallito nell’aggressione del mercato tablet e credo che a poco varrà la proposta di un prodotto brandizzato. Specie ora che siamo all’imminente arrivo di Windows 8. La mia mente punta a tablet x86 capaci di fornire un’esperienza Metro perfetta in campo ultra-mobile accompagnata da una piena compatibilità classic Windows una volta montato su dock. Qualcosa che non mi farebbe mai propendere per una soluzione Android di pari prezzo/caratteristiche.

Ma perché Amazon è riuscita dove Google ha fallito? Le debolezze di Android su tablet vanno da ricercare nella scarsa cura dell’ecosistema di sviluppatori tenuta da BigG. Si potrebbe dire che essendo Android una piattaforma “aperta” i developer dovrebbero andarci a nozze, ma questa è una visione superficiale. Di fatto gli strumenti di sviluppo per l’OS e l’eccessiva frammentazione dei device – colpa delle politiche troppo bonarie della casa – rendono problematico la creazione di software di qualità, specie da un punto di vista di user experience. Sommiamo barriere anti-pirateria praticamente assenti in un mercato consumer, proprio dove la pirateria picchia più forte, e capiamo perché le App Android sono piene di pubblicità invece di essere vendute stand alone. Inoltre i produttori c’hanno messo il loro, i primi tablet sul mercato avevano prezzi del tutto simili all’iPad con hardware della medesima classe, talvolta inferiore per lo schermo e la qualità costruttiva. Una politica miope specie quando il tuo avversario gode di un’immagine di marca fortissima e vanta una maggiore maturità del software.

Così Amazon, pur ereditando alcuni problemi della piattaforma, pur non avendo un’ecosistema di applicazioni forte, è riuscita innanzitutto perché ha fornito quello che il mercato voleva: un tablet economico e popolare non un’alternativa all’iPad inferiore all’iPad allo stesso prezzo dell’iPad. Una soluzione che è cresciuta grazie al potere straordinario della distribuzione della società, grazie alle sue leve di marketing e all’indissolubile legame con i suoi servizi. Qualcosa che Google non ha e non avrà.

In conclusione
Il futuro per i tablet Android è a mio avviso non positivo. I manufacturer legati a BigG non hanno nulla di speciale da offrire e sono costretti a lavorare con margini risicati dato che la Apple beneficia di volumi di acquisto della componentistica alieni a tutta la concorrenza. Amazon non ha alcun interesse a giocare in squadra con Mountain View e porta avanti la sua strategia di distribuire un pratico ed economico vettore per l’acquisto dei contenuti multimediali, che sono il suo vero business. La debolezza di Google è stata trovata subito: l’apertura di Android ne ha permesso l’ampia distribuzione ma ha consentito a tutti di sfruttare il lavoro della casa per vendere i propri prodotti. Limitare l’accesso a Play – il marketplace – può funzionare con alcuni player ma non con un gigante come Amazon. Bezos non è uno sprovveduto e ha colto l’opportunità, del resto chi avrebbe lasciato sul piatto una piattaforma pronta per essere utilizzata come canale di vendita, per di più gratis? Ecco non Jeff Bezos.