Timu, Ceci n’est pas un bollino

Logo TimuCominciamo con una realtà. Il bollino di Timu di cui ha parlato il Fatto e ripreso da Luca de Biase – Presidente della fondazione <ahref – non è uno bollino. Lodevole iniziativa, certo, quella di fare di Timu un marchio di informazione di qualità basato su accuratezza, imparzialità, indipendenza e legalità. Dio solo sa quanto ce ne sia bisogno nella cialtroneria imperante della rete, dove girano con grande facilità notizie incomplete, inesatte o addirittura false. Un mondo, quello di internet, in cui — hanno dimostrato studi accademici — le opionioni tendono a polarizzarsi, dietro il paravento dell’anonimità e lontananza dell’interlocutore; e per questo si arriva con facilità estrema all’insulto, un po’ come accade quando ci si mette alla guida.

Timu è un contenitore di blog che vuole dare ospitalità solo a chi vuole cimentarsi nel fair reporting. Bene, ma chi controlla che il lavoro sia fatto a regola d’arte? In caso di mancato rispetto delle norme deontologiche enunciate dal sito qual è la sanzione? Leggiamo una domanda e risposta presa dalla FAQ.

Qualcuno controlla i miei contenuti?
No. Non c’è nessuna attività di filtro o controllo da parte di <ahref. Se hai scelto di condividere il metodo che ti proponiamo non ce n’è la necessità. <ahref interviene solo nel caso in cui siano segnalate da terzi sui tuoi contenuti violazioni di legge e lo fa principalmente a tua tutela. Ma anche in questo caso la prima valutazione che verrà fatta da parte nostra per decidere come agire sarà quella di verificare se hai applicato correttamente i termini del patto per la informazione di qualità che ti sei impegnato a condividere e a migliorare insieme a noi.

Dunque siamo punto e a capo. Basta non commettere reati — ovvero essenzialmente diffamare qualcuno — e puoi continuare ad aver il tuo marchio politicamente corretto anche se hai fatto un lavoro che con la deontologia (= le regole del mestiere) non ha nulla a che vedere.

Di positivo c’è che <ahref, l’ideatrice di Timu, chiede a enti, aziende e associazioni di attivare un rapporto di partnership per finanziare inchieste di particolare rilievo. Una cosa che negli Stati Uniti ha dato già buoni risultati. Funzionerà anche da noi? Chissà.