Intel Medfield è competitivo!

Mike BellPosso essere politicamente scorretto e dire “ve l’avevo detto”? Forse non guadagnerò la vostra simpatia ma quello che è importante è che l’Atom Z2460, basato su micro-architettura Medfield, è un buon SoC. Non è al di sopra della concorrenza ma certamente competitivo e costituisce il primo vero tangibile passo di Intel nel mondo ultra-mobile. Chi sosteneva che x86 non potesse competere con ARM dovrà ricredersi.

Come faccio a saperlo? Come avevamo anticipato su Flash Future, il Lava XOLO X900 è uscito il 23 [aprile] in India. E’ il primo terminale con Atom Z2460 in commercio ed è basato sul design reference d’Intel. Un buon prodotto, con un ottimo schermo da 4,03 pollici ma dotato del vetusto Android 2.3 Gingerbread. Ice Cream Sandwich è già pronto nei laboratori di Intel per cui la scelta è da imputare a frizioni nel processo di validazione da parte dei carrier.

Trovate una approfondita e completa recensione su AnandTech: Lava Xolo X900 Review – The First Intel Medfield Phone.

Vi sintetizzo i risultati. In generale le prestazioni del comparto CPU sono ottime e competono – pagando ad onor del vero un leggero gap – con i Krait S4 di Qualcomm. Da ricordare sempre che lo XOLO gira con Gingerbread e l’aggiornamento ad ICS potrebbe diminuire o annullare lo svantaggio. L’unità grafica, una PowerVR SGX 540 a 400MHz non è niente di eccezionale e limita il potenziale di adozione nei prodotti più prestanti del mercato.

Ma la questione più importante, i consumi sono all’altezza dell’utilizzo negli smartphone moderni. Lo XOLO consuma meno della media (tenendo conto della minore capacità della batteria fornita), nulla di eclatante ma accettabile.

Da un punto di vista economico Medfield non rappresenta alcuna svolta per Intel. Il numero di “design win” – terminali dotati del SoC – è esiguo e l’unico player di peso nel mercato smartphone è Motorola. Del resto cambiare il System-on-a-Chip vuol dire ridisegnare il device e le soluzioni ARM-based sono ancora le più mature ed equilibrate. Molto dipenderà dai prezzi praticati da Chipzilla in confronto alla concorrenza, di cui purtroppo non ho informazioni. Da accertare anche la dimensione effettiva del DIE – il package ha una superficie di 144mm2 – probabilmente superiore ai competitors per quanto riguarda il comparto CPU.

Nonostante commercialmente non sia niente di stravolgente, Medfield rappresenta una testa di ponte per l’assalto del colosso di Santa Clara al mercato più promettente. x86, un’architettura ben più vecchia di quella ARM, è ancora attuale e capace di girare in device piccolissimi. Cosa più importante, al crescere della complessità dei SoC il divario diventa sempre più flebile ed il motivo è presto detto: il gap energetico di x86 è dovuto al front-end del processore (il decoder in particolare) che scala in modo meno che proporzionale all’aumento dei transistor. Vai ad aumentare le dimensioni del SoC e via via il vantaggio dei RISC si assottiglia.

Intel dalla sua ha i migliori processi produttivi al mondo e uno stuolo di ingegneri con una forte expertise nel campo delle tecnologie di risparmio energetico – clock gating e power gating – ampiamente utilizzate nei processori della casa. Questo è il segreto dietro al piccolo miracolo di Medfield.

La mia personale opinione è che la società diventerà un player di rilievo nel panorama ultra-mobile nel giro di un anno e mezzo. Dubito che avrà a breve la maggioranza del mercato, situazione che farebbe suonare le sirene dell’antitrust, ma onestamente la compagnia offre una gamma di prodotti molto più variegata della concorrenza e non deve necessariamente diventare il leader a livello di market share.

D’altra parte Windows 8 ha spalancato le porte ad ARM per competere direttamente con Intel, seppur con alcuni svantaggi tecnici (che vedono i prossimi Atom Z2480 come le soluzioni perfette per una completa esperienza Windows). E’ certo che le due aziende si rosicchieranno delle quote di mercato a vicenda, tenendo sempre presente che la prima concede in licenza il design dei propri SoC o dell’architettura mentre la seconda produce direttamente la propria mercanzia.

Per concludere, Intel si è dimostrata capace di sfatare i pregiudizi pessimistici su x86. La teoria di Cringely sull’acquisto di Qualcomm è palesemente errata. Naturalmente la strada per il successo è ancora lunga e la casa di Santa Clara deve accelerare i tempi di sviluppo se vuole tenere il passo con le imminenti soluzioni Cortex-A15. Questo è solo l’inizio, Intel ha tutte le intenzioni di voler giocare duro e tutte le risorse per farlo. Ne vedremo delle belle.