Intel Ivy Bridge, il PC è morto

Intel Ivy BridgeLa terza generazione di processori Intel Core è arrivata fra noi e rappresenta la dimostrazione lampante che i “progressi della legge di Moore” sono stati dirottati sul miglioramento dei consumi piuttosto che l’accrescimento delle prestazioni tout court. Ivy Bridge, nome in codice della micro-architettura, ricalca molto da vicino il suo predecessore Sandy Bridge per tutto ciò che riguarda il comparto CPU. Al contrario la GPU è stata rivista ed aggiornata. Sono ora disponibili più execution unit, passate da 12 a 16 nella versione di punta, e miglioramenti generali dell’efficienza. Un boost prestazionale di circa il 50% rispetto al passato.

Ma la vera ciliegina sulla torta è il nuovo processo produttivo a 22nm con transistor tri-gate. Un’innovazione che consente al colosso dei semiconduttori di fabbricare processori sempre più efficienti e di aumentare il gap nelle tecnologie produttive con tutto il resto del mondo. Il processo è ancora giovane ma da già ottimi risultati.

Quindi per l’utente finale Ivy Bridge rappresenta, a spanne, un incremento del 10% sulle prestazioni del comparto CPU, un 50% per quanto riguarda la GPU e circa il 20% di consumi in meno. Un acquisto consigliato per coloro che non abbiano già un Intel Core di seconda generazione (Sandy Bridge).

Di seguito trovate una raccolta di articoli e recensioni di AnandTech riguardanti le nuove creature della casa di Santa Clara:

Intel avrebbe potuto configurare frequenze più alte e darci più cavalli, ma nel mondo del cloud computing e degli smartphone a cosa sarebbe servito? Con un AMD sempre più debole e una crescente minaccia chiamata ARM, chi crede più nella battaglia dei MHz?

Amanti di PC gaming e workstation, mettiamoci l’anima in pace, i vecchi computer desktop grossi, potenti e rumorosi sono fuori moda e si vanno sempre più a relegare al mondo dei professionisti della grafica. La centralizzazione della potenza di calcolo in grossi datacenter, che vedono la componente energetica come la principale spesa variabile, forza gli operatori ad ottimizzare l’efficienza e a sviluppare sorgenti di energia ad-hoc sempre più economiche. E’ vero i computer – server, old-style-PCs, tablet, smartphone.. – crescono a ritmi vertiginosi aumentando le necessità energetiche, ma è nell’interesse delle aziende fare in modo che consumino meno e producano di più, uno schema win-win che pensiona il vecchio paradigma del calcolo decentralizzato.

Intel non vuole rimanere vittima di questa transizione e si trova in una posizione privilegiata: vanta i più potenti ed efficienti processori del mercato e una grossa fetta dei server li fa girare lei. I processori di oggi sono così veloci da soddisfare l’utenza di massa sotto ogni punto di vista, una popolazione di user sempre più grande e che, data la “volgarizzazione”, ha di media necessità esigue rispetto agli utenti di una dozzina di anni fa.

Quindi il dado è tratto, Intel punta dritto verso Haswell, un major re-design dell’architettura con un marcato potenziamento dell’unità grafica (si parla anche di 3 volte la potenza attuale) previsto per il 2013. Integrazione, riduzione della superficie, minori consumi, tutto per venire incontro al paradigma mobile, alla rivoluzione iniziata da Steve Jobs. Il vecchio PC è morto da tempo, il nuovo è un tablet che volendo può essere montato su un dock, è sempre connesso al web, ci fa da assistente mentre siamo in villeggiatura e da unità di calcolo mentre siamo a casa.

In tutto questo AMD rimane chiusa nei settori che crescono meno. Trinity uscirà a brevissimo e ricalcherà la fallimentare micro-architettura di Bulldozer che come efficienza energetica si è dimostrata davvero limitante. Avrà una GPU molto migliore di Ivy Bridge, che comunque è in grado di attrarre solo una quota limitata di mercato e porterà via molta superficie del DIE aumentando i costi del prodotto. Soluzione che non potrà essere venduta allo stesso prezzo di quelle Intel date le minori performance complessive. Alla fine verrà probabilmente utilizzata in ultra-portatili di fascia bassa, con un mercato potenziale ampio che potrà tenere a galla la compagnia ma che non promette nulla di eccezionale.

Senza nessun aggancio al mondo mobile come NVIDIA, un settore professionale debole, delle soluzioni server sempre meno convincenti, AMD sta lentamente e dolorosamente morendo a colpi di innovazione. I risultati finanziari non sono perversi come quelli di Nokia ma nessun grosso ribaltone è in arrivo. Mentre la piccola ARM è l’unica azienda a opporsi seriamente ad Intel anche se non direttamente (non ancora almeno, ma a breve…). Dovremmo tutti ringraziare questa società britannica che grazie al suo ottimo lavoro spinge Chipzilla a dare il massimo, raccogliendo il ruolo che un tempo spettava alla malandata casa di Sunnyvale.