Intel, ARM e la competizione asimmetrica

Intel LogoTempo fa mi sono espresso favorevolmente su Intel (qui e qui) e sulla sua capacità di “sconfiggere” la x86 tax. Con il lancio di Medfield la casa ha realizzato una soluzione competitiva per il mercato smartphone sebbene non sia ancora abbastanza per convincere i produttori ad appoggiarla. Le design win, alcune notevoli come Motorola, sono una strettissima minoranza ad oggi.

Le soluzioni ARM – Qualcomm S4 in testa – sono preferibili nel rapporto prestazioni/consumi e dispongono di unità grafiche (GPU) decisamente più potenti. Inoltre non è ancora approdata nel mercato una versione x86 di Android 4.0 Ice Cream Sandwich e questa è la limitazione più grande. Chi accetterebbe di salire sul barca di Santa Clara essendo costretto a utilizzare software stantio?

Nel mercato degli smartphone Intel è una novellina e onestamente i risultati attuali sono già un discreto successo. Nel 2013 Atom subirà uno stravolgimento della micro-architettura e arriverà il processo produttivo 22nm tri-gate. Pasticci a parte, potenzialmente la società ha la possibilità di dominare la fascia alta ammesso che colmi il gap sul lato software.

C’è però un’ombra che sta calando sulla compagnia, legata al lancio di Windows 8 e all’apertura alle soluzioni concorrenti. La casa di Santa Clara ha recentemente rivisto le stime di fatturato diminuendole di circa 1 miliardo (atteso fra i 12.9 e i 13.5 miliardi).

Il problema sarebbe il calo delle vendite di PC causato dall’uscita di Windows 8, oramai imminente. Per capire quanto siano importanti i personal computer per Intel vi consiglio di dare uno sguardo ai due grafici seguenti. Mostrano la composizione per segmento del fatturato e del margine operativo derivante dalla produzione di semiconduttori (dati 2011, intero anno).

Un problema “asimmetrico”
In passato un nuovo lancio di Windows costituiva un’opportunità per vendere più personal computer. Oggi siamo agli atti finali della rivoluzione post-PC e Microsoft ha messo in conto di vendere diversi milioni di tablet e ibridi con Windows RT. Soluzioni non in grado di far girare il software legacy, applicativi che per il mercato consumer conteranno sempre meno e verranno scalzati dalle alternative WinRT.

Questa rappresenta un’apertura straordinaria ad ARM per insinuarsi nella fascia bassa delle soluzioni Windows, mercato fino ad ora proibito. Prodotti che potrebbero raggiungere un’elevata diffusione.

La sfida per Intel si fa più difficile che in passato e il motivo è da ricercare nel modello di business della piccola britannica, che non è un diretto competitor della casa di Santa Clara. Semmai lo sono Qualcomm, Samsung, NVIDIA e Texas Instruments. Per questo parliamo di competizione asimmetrica.

Con AMD era diverso
Quando Intel competeva con AMD tutto appariva più semplice (parlo al passato perché oggi l’azienda è l’ombra del suo passato). Il business model era del tutto simile, progettare e produrre le CPU per computer e server. Certo la casa di Sunnyvale aveva un portafoglio prodotti meno vasto, ad un certo punto è stata persino obbligata a cedere le sue fabbriche, ma guardando alla figura d’insieme si trovano molte similitudini.

ARM d’altra parte si “accontenta” di essere una minuscola ma estremamente profittevole (25% di ricavi trasformati in utile) società. Danno in licenza la micro-architettura o addirittura l’intera ISA (come con Qualcomm) e lasciano ai partner “pacchettizzare” le loro soluzioni come preferiscono. Nel mobile questo è un indubbio vantaggio e consente di costruire i SoC adattandosi alle proprie esigenze.

Intel preferisce fornire un prodotto standard ed è un limite. Per raggiungere più segmenti di mercato creano diverse linee che possono non essere sempre la via migliore per i manufacturers.

Le prospettive
Non fatico a credere che i successori di Medfield saranno i SoC più veloci del mercato. Se Intel riuscirà nell’obiettivo potrà guadagnarsi un posto al sole fra le soluzioni di fascia alta, anche in meno di 2 anni. Il problema semmai è ripagare gli investimenti multi-miliardari delle fabbriche e, con un simile posizionamento, i volumi ne risentiranno. Una quota maggioritaria sembra improbabile da raggiungere.

Tablet e smartphone sono qui per restare, anzi per crescere, e questo può minare parte dei ricavi di Intel. Una fetta importante come abbiamo visto.

I PC saranno le macchine preferite per lavorare ancora a lungo e al massimo saranno sostituiti da VDI (desktop virtualizzati) che comunque gireranno su processori Intel, tra l’altro prodotti server a maggior valore aggiunto. Nel mondo delle soluzioni professionali la posizione di chipzilla è più solida e ARM ha ancora molto da fare per competere.

La rivoluzione post-PC costituisce la sfida più grande per il colosso dei semiconduttori, così come per Microsoft che ha però scelto di tagliare l’esclusiva con lo storico partner a favore di una maggiore quota di mercato (come biasimarli). Quanto la crescita dei datacenter compenserà le perdite del mercato consumer? Riuscirà Intel a conquistare una quota maggioritaria nel mobile? Questo natale avremo diverse risposte ma è indubbio che da Santa Clara non possano sottovalutare la situazione, pena trovarsi surclassati in un mercato profittevole.