HEVC: oltre l’alta definizione

UHDTVL’IFA Berlino è stato l’evento scelto da diversi produttori per la presentazione delle prime UHDTV [acronimo di Ultra High Definition TV]. Queste soluzioni hanno impressionato per la qualità delle immagini e per gli spropositati prezzi ma ancora mancano l’hardware e il software necessari per portare nelle nostre sale contenuti di simile qualità.

Del resto gli standard 4K (3840×2160) e 8K (7680×4320) dell’UHDTV proposti da NHK e approvati dall’ITU sono nulla senza il controllo. Possiamo calcolare rapidamente quanto siano gravose, in termini di bitrate, le riprese RAW nei due formati:

– 4K, Red One: 4096×2304 (AR ~ 1.78), 24fps, 10bit = 270 MB/s;

– 8K, NHK Cam: 7680 x 4320 (AR ~ 1.78), 24fps, 10bit = 949,22 MB/s.

Altini non vi pare?

Risulta evidente quanto sia necessario un nuovo codec di compressione video ad alta efficienza che faccia impallidire il tanto amato e rivoluzionario H.264. Fortunatamente i consorzi MPEG e VCEG sono al lavoro dal 2004 per “donarci” HEVC (impropriamente H.265), un codec potenzialmente in grado di ridurre del 50% il bitrate richiesto mantenendo invariata la qualità di immagine.

H.265 vs H.264

Tutto questo si paga con 3 volte le risorse computazionali del passato, perché al mondo non esistono pasti gratis.

La buona notizia è che il codec sarà pronto per diventare standard nel gennaio 2013. Tralasciando le implementazioni software, molto probabilmente si avranno i primi decoder hardware nel 2014 (fortunatamente DGTVi ha deciso che a partire dal 2015 tutti i decoder DVB-T2 dovranno supportare anche HEVC).

Ma a chi serve l’HEVC? Accantoniamo per un momento le trasmissioni in UHD e concentriamoci su quello che si può fare nell’immediato. Innanzitutto poter dimezzare le dimensioni di un filmato significa aprire un “portone” in campo mobile, un po’ per la qualità e la diffusione dell’HSPA e un po’ per i cap mensili. In secondo luogo si potrebbe ridare appeal a quel digitale terrestre che nel corso degli anni si vedrà sottrarre parecchie frequenze in favore della telefonia (con appeal intendo puntare sull’HD e sui contenuti, raddoppiare i canali spazzatura non penso aiuti molto). Ovviamente tutto ciò sarà puro appannaggio delle Pay TV. Difficile vederlo “agire” in chiaro, sia per il costo delle nuove apparecchiature che per la giungla di decoder che magari non supportano nemmeno l’H.264.

E cosa dire dei servizi di streaming legale? Il mercato dei cable cutters potrebbe espandersi drasticamente anche in quei paesi apparentemente benestanti con connessioni del terzo mondo (qualcuno ha detto Italia? :D). Senza contare il risparmio in termini di costi di distribuzione video. Sarebbe una partita vinta da entrambe le parti.

Guardando al futuro prossimo, le uniche piattaforme in grado di consentire trasmissioni in UHD sono quella satellitare e quella in fibra ottica. L’ultima è da scartare preventivamente (almeno nel nostro paese) mentre la prima risulta decisamente più appetibile. Secondo Michel de Rosen, direttore generale di Eutelsat, le prime trasmissioni satellitari in 8K arriveranno entro massimo 5 anni! D’altronde i cinema digitali sono già alimentati via satellite sia in push che in diretta.

Il significato della UHD non è solo quello di percepire la proiezione di un fiore come se lo stessimo guardando dalla finestra; a tali risoluzioni infatti è possibile variare la nitidezza degli oggetti creando la tridimensionalità senza utilizzare dei ridicoli occhialini. Poco male dover attendere che la produzione di schermi >60″ raggiunga costi sostenibili a livello domestico (poi ci toccherà pure cambiare casa). Nell’attesa ci godremo lo strumento in grado di sopperire alla mancanza di infrastrutture adeguate. Benvenuto HEVC!