Apple e Intel, un matrimonio destinato a finire?

Intel Ivy BridgeNon è la prima volta che parlo del rapporto fra Apple e Intel, da un lato la più grande compagnia del mondo (per market cap) e dall’altro il primo produttore di semiconduttori, leading edge dell’innovazione tecnologica. Ad inizio 2012 giravano rumors su una possibile rottura per via della spinta profusa dalla casa di Santa Clara a sostegno degli Ultrabook, versione volgarizzata dei MacBook Air.

Ho già spiegato perché parlare di una separazione era assolutamente insensato, in poche parole potrei riassumerla così:

  • Intel ha bisogno di clienti importanti per saturare la produttività delle sue fabbriche;
  • Apple non può fare a meno delle CPU Intel nei suoi Mac, sono le migliori.

Ma dal lancio dell’iPhone 5 qualcosa è cambiato. Quel qualcosa si chiama A6 ed è il primo System-on-a-Chip sviluppato in proprio da Apple. Qualcuno potrebbe obiettare che è basato su ISA (architettura) ARM ma il design della CPU, la microarchitettura, è proprietaria. Potremmo fare un parallelo con Intel e AMD: i prodotti di entrambe le case condividono l’ISA x86 ma sono ben diversi all’interno.

Così l’A6 è diverso da un A9 o un A15 di ARM.

E le prestazioni? Davvero considerevoli, guardate i risultati di AnandTech.

Un passo da non sottovalutare

Ora sappiamo che Apple sta capitalizzando gli investimenti in P.A. Semi e Intrinsity oltre al fatto che sa fare bene il suo lavoro. I suoi due sistemi operativi, iOS e Mac OS X, in qualche misura stanno convergendo anche se i passi intrapresi dalla casa non sono lontanamente paragonabili a quelli fatti da Microsoft.

La Mela ha dei recenti precedenti riguardo i cambiamenti di architettura, solo pochi anni fa (2005) le CPU di Intel hanno spodestato i PowerPC. Infine, è noto che non ama rimanere “schiava” dei propri fornitori.

Per cui è assolutamente credibile che la casa di Cupertino finisca per allentare il suo rapporto con la società di Santa Clara. Ma per poterlo fare dovrà essere in grado di competere con le tremende performance che le soluzioni di quest’ultima forniscono, soprattutto nella gamma più alta del mercato.

Oppure rinunciare ai suoi prodotti “old school” come i Mac Pro e gli iMac. Del resto stanno subendo cicli di aggiornamento sempre più lunghi, specie i primi lasciati indietro da tempo. Al contrario i Mac all-in-one sono stati aggiornati a fine ottobre.

Nel medio periodo saremo tutti morti

Mi si perdoni la citazione storpiata del buon Keynes ma ipotizzare la traiettoria di Apple da qui ai prossimi 5 o 6 anni è un’attività soggetta a notevole incertezza. Un passo importante come l’abbandono dell’architettura x86 non potrà prescindere da valutazioni di carattere economico e tecnico: Intel sarà ancora l’azienda da battere nel 2017? La casa di Cupertino rimarrà l’attore più influente del mondo tecnologico?

Il carro ARM avrà surclassato la casa di Santa Clara o viceversa?

Tutto da scoprire.

Quindi non ha senso pronosticare chi abbandonerà chi. Ad oggi è un fatto che Apple sia in grado di sviluppare CPU dal rapporto prestazioni/consumi estremamente competitivo. Soluzioni utilizzate nei prodotti che generano oltre l’80% del fatturato della compagnia, 156 miliardi di dollari nell’ultimo esercizio fiscale. Intel non potrà sostituirsi alla produzione “propria” della Mela specie considerando che i SoC Medfield sono basati su un’ISA differente e molto meno attraente in campo mobile. La fine del rapporto potrebbe prima o poi arrivare e guardando al futuro la domanda è: una Intel “silurata” da Apple e tradita da Microsoft verrà relegata ai mercati professionali? Chi vivrà vedrà.

  • http://twitter.com/alessiodd Alessio Di Domizio

    Se la guardi da un lato, un i7 è ineguagliabile dai processori ARM dei prossimi 5 anni. Se la guardi da un altro, un iPhone 5 ha più birra di un Power Mac G5 Dual (a quel punto però dovresti spiegarmi come mai all’iPhone non posso collegare monitor e tastiera).

    Ti segnalo un approfondimento di Cesare su AD:
    http://www.appuntidigitali.it/15709/apple-e-i-processori-non-e-amore-eterno/

    • http://www.hymntofuture.com/ Davide Costantini

      Ricordo quel post, molto bello.

      Sulle prestazioni c’è da dire che da qualche anno a questa parte mantenere le performance facendo calare i watt è diventato prioritario rispetto al semplice aumento prestazionale.

      Del resto con il miglioramento delle reti la potenza può essere centralizzata nel cloud, dove viene gestita in modo efficiente. Lì ARM troverà più difficoltà ad entrare ma nel mercato consumer Intel e la società inglese stanno “convergendo”: la prima cerca di essere sempre più parsimoniosa mentre la seconda va a salire prestazionalmente.

      Parlando di risorse, chipzilla (come ti piace chiamarla ;)) non ha confronto e non scommetterei affatto contro di lei. Hanno le carte in regola per mantenere la leadership tecnologica, il problema semmai è che ARM offre un modello versatile per sviluppare SoC per “tutti i gusti”. Un vantaggio che può giustificare la scelta.