AMD Trinity: una soluzione per il presente, forse un po’ troppo

TrinitySono finalmente disponibili le prime recensioni delle APU AMD Trinity. Dietro questo nome, non proprio fra i più modesti, si cela la risposta della casa di Sunnyvale allo strapotere di Intel almeno per quanto riguarda la fascia mainstream. AnandTech ha testato l’A10-4600M, modello di punta per portatili che combina 2 moduli Piledriver, erede del non fortunatissimo Bulldozer, e una GPU basata su architettura VLIW4 da 384 streaming processors.

Sotto il cofano
Piledriver rappresenta un’evoluzione di Bulldozer volta a migliorare l’efficienza energetica e a compensare le carenti prestazioni in task non pesantemente parallelizzati. Il design della CPU non ha subito variazioni particolari per cui i 2 moduli vengono rilevati come 4 core dal sistema operativo. Mentre le unità di esecuzione integer e i relativi scheduler sono duplicati per ogni modulo, il front-end (4 vie), il back-end e il la cache di secondo livello sono condivise.

AMD ha lavorato molto per contenere il numero dei transistor dato che la società si deve “accontentare” del collaudato processo produttivo a 32nm contro il 22nm tri-gate di Chipzilla. Il risultato è un valore complessivo di 1,3 miliardi per una superficie di 246mm^2. Tenete presente che un Ivy Bridge copre una superficie di soli 160mm^2 disponendo di 100 milioni di transistor in più. Questa differenza, considerando che la casa di Sunnyvale non riesce a vendere agli stessi prezzi di Intel, limita molto la redditività del prodotto.

La Turbo Core Technology è stata migliorata per consentire una gestione dinamica del clock della GPU (l’unità grafica) oltre che della CPU. Inoltre, Trinity è in grado di stimare con maggiore precisione le temperature di esercizio ed i consumi in modo da ottimizzare lo sfruttamento del budget energetico.

La GPU dell’APU è basata sul medesimo design della serie Northern Islands, tanto per capirci la HD 6970. Abbiamo 384 streaming processors, 24 texture map units e 8 ROPs. Le frequenze di funzionamento vanno dai 497MHz ai 686MHz. Per ovviare ai problemi di banda di cui soffriva Llano, l’unità grafica ha ora a disposizione un bus dedicato per “dialogare” con le memorie RAM e la CPU: il Radeon Memory Bus, ben 256-bit di ampiezza al servizio della grafica.

Le prestazioni e i consumi
Dal punto di vista delle prestazioni è necessario fare una distinzione fra il comparto CPU e quello GPU. I risultati del primo sono mediocri e non riescono ad impensierire neanche i diffusi Core i5 di seconda generazione (Sandy Bridge). Del resto la micro-architettura Bulldozer, dalla quale Piledriver deriva, non aveva brillato particolarmente a suo tempo e la tirata di lucido operata da AMD non poteva cambiare drasticamente i giochi.

D’altra parte l’azienda è ben nota per il suo know how grafico, ambito in cui Intel ha solo da imparare, e qui Trinity dice la sua. Rispetto alle HD 3000, in difficoltà anche contro Llano, il confronto è impietoso e ovviamente a favore dell’A10-4600M. Se comparato con Ivy Bridge – AnandTech ha a disposizione un sample ASUS dotato di i7 3720QM – la questione cambia: la casa di Sunnyvale mantiene un solido vantaggio ma con qualche titolo il Core i7 riesce addirittura a dimostrarsi più veloce. C’è da dire che i processori messi a confronto appartengono a fasce di prezzo (e prestazioni) ben differenti. Comunque la HD 4000 è un bel passo avanti rispetto a Sandy Bridge e il limitato power budget delle soluzioni mobile consente alla casa di Santa Clara di recuperare parte del margine.

Passando dalle prestazioni ai consumi il quadro migliora parecchio. AMD è riuscita ad aumentare radicalmente l’autonomia e nei test del portale statunitense il sample con Trinity riesce persino a vantare consumi inferiori all’ASUS N56VM con Ivy Bridge (considerando sempre che il secondo è dotato di scheda video discreta e monitor di 1,6 pollici più grande). Un risultato di rilievo che scuote l’ago della bilancia, specie agli occhi dei produttori OEM.

Gli aspetti commerciali
L’A10-4600M non è una soluzione impressionante. Vanta ottime performance grafiche e buoni consumi ma i due moduli Piledriver sono particolarmente lenti rispetto alle soluzioni Intel. Nonostante ciò è una decente unità per un laptop di fascia mainstream e può fare la felicità di coloro che puntano a fare qualche sessione di gioco con il PC senza spendere molti soldi.

L’ultimo trimestre di AMD non è stato dei più brillanti ma l’azienda continua a tenersi a galla. Trinity rappresenta una risposta concreta che punta a “motorizzare” laptop sottili (ma non a livello degli Ultrabook che finora non hanno venduto eccezionalmente bene) ad una fascia di prezzo abbordabile. Una strategia “pratica” che può garantire buoni rientri, seppur limitati dall’arretratezza del processo produttivo.

Quello che mi preoccupa di più è il posizionamento in mercati maturi senza nessuna roadmap una roadpmap credibile per aggredire il mondo ultra-mobile. Da una parte la trovo una scelta obbligata, ci sono poche risorse e buttarsi in progetti ad altro rischio è pericoloso (si sarebbe dovuta muovere tempo fa). Inoltre è improbabile che AMD riesca a emulare una soluzione come Intel Medfield in breve tempo e comunque non produrrebbe ricchezza per un po’. Dall’altra è innegabile che la società sia rimasta dove si cresce di meno a combattere con un colosso che si preoccupa di non abbassare troppo i prezzi per non rischiare di schiacciare la piccola di Sunnyvale, situazione che allerterebbe l’antitrust. E poi perché mai Intel dovrebbe ingaggiare una lotta di prezzi quando dispone della quota maggioritaria del mercato e vende alla grande? Nessuna.

Insomma AMD annaspa nel laghetto ritagliato da Chipzilla senza lanciare soluzioni che abbiano la forza e la credibilità per tirarla fuori dall’acqua. Trinity non è un’eccezione e mentre il mondo saluta il PC e comincia ad abbracciare sempre con maggiore forza i tablet, mentre Microsoft si apre ad ARM facendo strada alla concorrenza “dal basso”, tutto quello che da Sunnyvale fa sperare è un unità per portatili economici di fascia media. Francamente credo che serva qualcosa di più.

Update: prima che qualcuno mi fucili, vorrei precisare che AMD ha nella propria roadmap dei prodotti che mirano all’integrazione nei tablet. Presto dovrebbe uscire Hondo, il modello low-power della gamma Brazos 2.0 con dei consumi intorno ai 4,5W, elevati dato lo scenario d’uso. Del resto pare che verrà prodotto con processo a 40nm, non proprio “cutting edge”. Nel corso del 2013 si spera verranno commercializzate delle soluzioni con consumi inferiori ai 2W.