No-War: la mia lettera a Riccardo Luna

No-WarQualche giorno fa ho pubblicato un post che prendeva direttamente di mira la stampa italiana, secondo me “colpevole” di essere troppo poco tecnica e focalizzata. Una parte dell’articolo si rivolge direttamente a Che Futuro! e prendo un post di Mark Vanderbeeken come spunto per le mie argomentazioni.

L’autore mi ha poi scritto una lunga mail sul perché Riccardo Luna è a suo avviso “migliore” – per il paese – di Scoble o Arrington, affermando che non dovremmo “farci la guerra” ma collaborare per l’Italia. Ho risposto a lui che la guerra non era e non è nelle mie intenzioni. Successivamente ho scritto un lungo messaggio di Facebook a Riccardo Luna che vorrei riportare. Tenete presente che il linguaggio è informale e diretto (è autobiografico e mi sono onestamente lasciato andare), non è stato adattato per un blog. A Riccardo il messaggio è piaciuto e sono contento di ciò.

Ciao Riccardo, mi fa piacere che tu mi abbia aggiunto tra i contatti di Facebook.

Prima ho ricevuto una mail di Mark Vanderbeeken che mi parlava di non farci la guerra e varie altre cose. Gli ho scritto che mi ha frainteso, che io non sto facendo la guerra con nessuno e non cerco la testa di nessuno.

Nel mio ultimo post può sembrare che critichi Che Futuro!, in parte è così, ma quando parlo della scarsezza dei giornalisti italiani in ambito tecnologico non mi riferisco a voi.

Quando parlo di Che Futuro! mi sto riferendo alla necessità, forse percepita solo da me (potremmo anche parlare del mio desiderio), di avere una testata di stampo diverso, di qualità e professionale. Ho letto tutti i post di Che Futuro!. Sono belli, c’è gente davvero con le palle che le scrive, ma la tua battaglia è quelle delle coscienze. Tu vuoi convincere le persone, specie i giovani, che in Italia si può ancora fare e ancora lottare. Che possiamo cambiare registro partendo dalla gioventù e dal basso.

E credo che la tua attività sia degna di stima e di rispetto. E sono felice che ci sia gente come te che ha preso a cuore questa causa. La prima volta che ho letto un tuo login su Wired, era il terzo numero se non sbaglio quindi agli inizi, sono rimasto incantato. Sono uscito di casa pensando che il mio “partito” sarebbe stato l’innovazione. Ma l’innovazione ha sempre fatto parte della mia vita. Usavo il PC, un Macintosh per l’esattezza, a 6 anni. Ad 8 ne avevo uno tutto mio in casa e lo sapevo usare solo io. Aveva 16 Mhz di CPU fabbricata da Motorola, il 68030. 4MB di ram che espandemmo a 8MB e 80MB di hard disk. Ho usato Photoshop, Lotus 123, Aldus Freehand e Aldus Pagemaker. Sapevo dominare la formula IF sui fogli elettronici e costruivo le prime pagine con hyperlinks con Hyper Card.

Insomma si dice che i nativi digitali siano quelli nati più o meno negli anni ’90, io sono dell’84 ma lo sono a tutti gli effetti.

Ho montato tantissimi computer con le mie mani. Li ho raffreddati a liquido, li ho portati sotto zero con un compressore frigorifero, ne ho modificato i raffreddamenti, ho saldato (una sola volta per la verità) alcune piste per aumentare le tensioni e farli andare più veloce.

Tutto nella mia vita urla e respira tecnologia. La mia prima tesi riguardò la fusione AMD-ATI, la seconda partiva dal paradigma scientifico di Thomas Kuhn, passava a quello tecnologico di Freeman e alle General Purpose Technology.

Per questo, io non mi sento la persona che deve essere smossa. Dormo già 6 ore e mezza a notte. Ho anche una famiglia (convivente più una magnifica cagnolona ;)). Ed è per questo che chiedo altro dalla stampa italiana.

Mi piacerebbe leggere analisi, opinioni, confronti sul mondo della tecnologia. Così come fanno testate come Ars Technica, The Verge, AllThingsD, TechCrunch, Pando Daily, GigaOM e via dicendo. E ho scoperto che gli startupper, una sub-cultura a tratti arrogante e autoreferenziale, cerca qualcosa di simile. Loro sono già gente del “fare” e non rimangono ammaliati da un progetto come Che Futuro!, che ha un target diverso e popolare. [Popolare] Non nel male ovviamente.

Per questo il mio post voleva smuovere un po’ le acque. Su ISS è stato molto letto e commentato ma sono più che certo che nulla si muoverà. Sono lì da poco e ho notato che l’estabilishment, i cosidetti GURU (termine che odio), sono abbastanza schivi con i nuovi arrivati. Ma io sono anche autore ed editore del mio blog e naturalmente devo pur scrivere, portare avanti le mie convinzioni e coinvolgere la gente anche se poi non porta a nulla.

L’unica critica che posso realisticamente aver mosso è quella sul post in inglese di Bernardi, a mio avviso un errore mescolare le cose. E da digital marketing manager posso anche dire che un post in inglese con un titolo in italiano in una testata italiana non può avere una grande rilevanza, salvo una diffusione virale.

Per il resto è una questione di diversità di obiettivi. E il titolo “meritano una stampa diversa” è voluto. Volevo scrivere “meritano una stampa migliore” ma sarebbe stato superbo e probabilmente scorretto.

Perché un progetto come il tuo non è nulla di male. E’ bellissimo, ma tutte le testate hanno un target che non può semplicemente essere rappresentato dal mondo intero. E credo che ci sia spazio per altra buona informazione in Italia. Meno romantica ma non meno utile.

Davide