L’IPO di Facebook: un gran casino

DollariE’ davvero difficile dare un giudizio all’IPO dei record di Facebook. Il prezzo d’apertura delle azioni, inizialmente fissato alla non-a-buon-mercato cifra di 38 dollari, è schizzato immediatamente a 42 per poi ritornare sui suoi passi. Durante il primo giorno il titolo ha sfiorato i $45 ma a chiusura superava di poco il valore di partenza. Il secondo giorno è sceso a 34 dollari mentre il terzo a 31. Decisamente sotto le attese.

Ma se i numeri in campo possono lasciare delusi, ciò che provoca puro sconcerto è il mistero dietro le proiezioni di Morgan Stanley, JPMorgan Chase e Goldman Sachs. Pare infatti che le tre banche sottoscrittrici abbiano diffuso dei rapporti sulla valutazione dell’IPO “al ribasso”, a pochi giorni dall’inizio dei giochi. E se questo non fosse abbastanza insolito, pare che solo alcuni grossi investitori abbiano ricevuto le informazioni, una situazione gravissima sulla quale la SEC – volgarmente la CONSOB statunitense – dovrebbe far luce. Segnalo alcune fonti per approfondire l’accaduto:

Ma che il prezzo sia stato guidato dalla condotta delle banche oppure no, ci sono pochi dubbi che 104 miliardi di dollari di valutazione per un’azienda che ne ha generati al 2011 circa 1 miliardo di utile fossero un tantino troppo. Anche considerando le notevoli possibilità di crescita. In molti hanno parlato di bolla ma credo che sia un termine utilizzato in modo improprio: Facebook è solida e profittevole, non ci sono dubbi al riguardo.

Certo l’utenza si sta spostando sul mobile dove è più difficile monetizzare, ma il primo trimestre del 2012 è stato comunque in crescita del 45% rispetto all’anno scorso. Semmai i maggiori rischi vengono dai regolatori che potrebbero sanzionare l’azienda di Zuck per la gestione della privacy. Sono fermamente convinto che Facebook sia qui per rimanere e non mi stancherò di ripeterlo.

Se guardiamo ai valori assoluti, ad oggi il mercato valuta l’azienda oltre 70 miliardi di dollari che non sono proprio bruscolini. CEO Mark ha saldamente in mano il controllo e anche la liquidità non sembra messa a rischio dalle esigenze di breve periodo, essenzialmente continuare le acquisizioni strategiche per potenziare il business.

L’esito di questa IPO potrebbe essere una buona opportunità per gli investitori assennati, specie se il valore continua a scendere nei prossimi i giorni. Ma se devo tirare le somme, considerando che 3, 7 o 15 giorni valgono poco per comprendere la direzione intrapresa da Facebook, il valore raggiunto dall’azienda è bello alto. E le possibilità di business ci sono. Credo che Facebook abbia la strada per diventare “grande” quanto Google lo è oggi. E poi non sarebbe il primo “flop” illustre, ricordando per esempio Amazon ma ce ne sono altri. C’è chi sostiene che questo possa essere un segnale negativo per il mondo delle startup “social” ma non ne sono convinto: Facebook è un caso sui generis che può invitare a riflettere su quanto hype ci sia dietro questo settore ma il mercato si è dimostra sobrio e concreto. Per cui, in fin dei conti, questi 3 giorni non sono stati eccitanti ma non sono neanche andati così male.

Update: Business Insider getta nuove ombre sull’IPO. Secondo un rumor, tutto da confermare, le tre banche avrebbero rivisto le stime perché un executive di Facebook avrebbe ammesso un Q2 sotto le aspettative. Pare che le autorità americane si stiano muovendo per indagare sull’accaduto.

Update-2: Inevitabile è arrivata anche la class action. Questa IPO è partita decisamente con il piede sbagliato.