Google+ rinnovato ma non basta

Google+ H2F PageL’ennesimo rinnovo di Google+ pone spunti di riflessione sul modello di business di BigG e le criticità che possono scalzare il gigante dal suo trono. Google è un’azienda forte e solida, che produce molta ricchezza, ma la posizione di dominanza sulle ricerche online è minata da due lati: una si chiama Siri ed è in mano alla Apple, l’altra è Facebook. Ma perché le ricerche sono un business così importante per il colosso americano?

Per scoprirlo basta andare su Google Investor Relation e scaricare il resoconto del 2011.

Scorrendo fra i vari capitoli troverete la voce Revenues, che riporto di seguito:
Google revenues 2011

Come potete notare, dei circa 37 miliardi di dollari di ricavi di Google solo 1 non proviene da pubblicità. Abbiamo due voci per gli introiti derivanti da annunci, Google Website e Google Network Members’ Website. La prima, la più grande e rilevante, rappresenta il mondo di AdWords, gli annunci targettizzati in base ai keywords di ricerca. Un rapido esempio?

Proviamo a cercare “automobile” su Google, ecco la mia SERP (Search Engine Results Page):
AdWords

Tutti i risultati dentro il riquadro giallo e quelli a lato sono AdWords pagati. E’ possibile che ognuno di quegli annunci, se cliccato, costi svariati euro alla compagnia che desidera pubblicizzarsi. Questo perché appaiono insieme alle ricerche, in base alle chiavi inserite, puntando alla clientela interessata. Ora sapete da dove provengono 26 miliardi di dollari di ricavi di Google, proprio da lì.

E’ il momento di parlare delle minacce. Perché Siri? Immaginate un futuro molto prossimo in cui le persone andranno in giro chiedendo al telefono di cercare il ristorante più vicino o l’offerta migliore per un volo in Spagna. Immaginate la stessa operazione davanti alla TV o mentre avete il PC acceso fermo sul tavolino. Dov’è lo spazio di Google in questo mondo? Non c’è, non se solo Apple fornisce un assistente vocale. Scenario improbabile infatti. Ed il motivo è lo stesso che ha portato BigG a sviluppare Android, un prodotto non molto remunerativo di per sé ma che permette alla società di rimanere nei giochi, di avere una user base numerosissima che sfrutta i suoi servizi. Se Apple e Microsoft avessero il controllo totale del mercato smartphone e tablet basterebbe un accordo commerciale per impostare di default tutte le ricerche su Bing, dove finirebbe Google?

Ma a Mountain View non sono stupidi ed ecco Android, inoltre la società lavora ad un assistente vocale da anni e presto uscirà.

Minaccia numero due, Facebook. Sappiamo bene come la pensata di Zuck abbia cambiato il modo in cui impieghiamo il tempo davanti al PC. Facebook ha cominciato a produrre ricavi e sta per quotarsi in borsa. Credo che possiamo cominciare a considerare il suo modello di business solido, grazie alla straordinaria massa di utenza. All’interno dei social scorre l’informazione – Hymn to Future beneficia più da Facebook che da qualsiasi altra sorgente di traffico – oltre ad essere un contatto diretto fra imprese e clienti nonché una miniera sconfinata di dati. Il tempo che si passa sul portale è moltissimo e pare che la società sia al lavoro per integrare un motore di ricerca. Mossa sensata per aumentare il tempo trascorso dagli utenti sul servizio e monetizzare. Se le persone cominciassero a utilizzare un tool interno a Facebook, dove finirebbe Google?

La storia si ripete ed ecco Google+. Ma c’è un problema, se con Android diffondere la piattaforma è stato “facile”, è bastato un modello open e quasi tutti i manufacturer lo hanno adottato, con le masse la questione è difficile. La forza di un social network sta in un’utenza numerosa e soprattutto attiva. Ma Google+ è stato utilizzato solo dai geek.

Tecnicamente è molto bello, intuitivo ed è mille volte più reattivo di Facebook. Il problema è che non cambia nulla dalla creatura di Zuck e passare da uno all’altro social è problematico. Nessuno ha voglia di ricaricare tutto. E i contatti?

Per questo non è andata. Ed ora siamo all’ennesimo aggiornamento, esteticamente molto bello e funzionale. Ora c’è anche una simil Timeline ma ancora a Mountain View non hanno capito che se vogliono utenza devono cambiare il gioco non cercare di proporre marginali – ed opinabili – miglioramenti. Forse troppe parole per dire che gli sforzi di Google non bastano e non è un caso che Pinterest sia il social più caldo di questa primavera e non il clone bianco-minimal di Facebook. Rimane il fatto che il mondo sta cambiando e BigG potrebbe vedere i suoi ricavi aggrediti con forza, un cambio di marcia è necessario.