Facebook vs Google, chi ha il pane non ha i denti

FacebookLo sfondo della quotazione di Facebook ha foraggiato un topic di discussione sul gruppo Italian Startup Scene ed i confronti mi hanno fatto riflettere sulla situazione di Google+ rispetto a Facebook.

Non ho speso belle parole sul social network di BigG, non perché non mi piaccia, ma perché attualmente non lo vedo in grado di contrastare le minacce messe in atto dalla creatura di Zuckerberg. Anzi G+ è un magnifico prodotto: è veloce, esteticamente bellissimo, ricco di funzionalità interessanti come gli Hangouts nonché gli Hangouts on Air. Ma il problema è l’eccessiva similitudine con Facebook che vanta 1/7 di pianeta fra i suoi utenti, che spendono tantissimo tempo sul portale contro le pessime statistiche del “clone” di Google.

“Nobody wants another Facebook” dichiarò Microsoft l’anno scorso quando venne scoperto so.cl e in effetti l’azienda di Redmond aveva colto nel segno. Ma se la società fondata da Gates e Allen può permettersi di guardare l’ascesa di Facebook, stringendo anche accordi per alcune sue tecnologie come Bing, Google non può e quindi ha creato la sua versione riveduta e corretta.

Il problema nel trascinare gli utenti da una piattaforma all’altra non è la qualità del codice, non è l’aspetto estetico e solo in parte riguarda le funzionalità. Il problema per BigG è che l’enorme massa di utenti e di relazioni che abbiamo (quasi tutti) su Facebook ci scoraggiano dall’abbandonarlo. Tutte le foto che abbiamo condiviso nel corso degli ultimi X anni, i commenti degli amici, le litigate sotto alle news e via dicendo. Sono di fatto un pezzo della nostra storia che crea un effetto lock-in.

Facebook ha costruito una base di utenti che non ha eguali, oltre 900 milioni, e che sono attivi nel vero senso della parola. Quanto gigantesco transatlantico sta riuscendo ad essere remunerativo con pochi ads posizionati sul lato destro dello schermo e con gli accordi con i developer di social games (Zynga). Ancora il potenziale esplorato è poco.

La svolta? Secondo me sarebbe implementare un motore di ricerca (lo so l’ho già detto). Non che Facebook non abbia una search, indubbiamente ce l’ha e permette anche di filtrare per categorie. Per esempio è possibile trovare tutti gli eventi delle serate di una determinata zona o tutti i ristoranti. Ma è debole e confusa, pressata fra due colonne.

Facebook search

Come potete vedere dall’immagine, la ricerca di un ristorante nella mia città porta a risultati misti, fra persone, luoghi e pagine. Alcuni filtri sono davvero “contro-intuitivi” come per esempio quelli delle persone e pagine. Selezionando “luoghi” esce effettivamente fuori una lista di locali. Se volessimo cercare le serate nella zona possiamo cliccare su “eventi”. Insomma sembrano più adatti a trovare i vecchi amici che a cercare contenuti potenzialmente “commerciali”, dove poter battere cassa.

Facebook può sfruttare le search come un business profittevole. Non è l’unica strada che esiste, può trovare nuove vie creative di monetizzare, ma è sicuramente una possibilità da non sottovalutare. L’azienda di Zuck ha bisogno di un motore di ricerca intelligente, che sappia riconoscere se stiamo cercando un termine generico o un utente (o magari dividere utenti, pagine e gruppi da un motore di ricerca più “commerciale”). Che sia in grado di leggere nei contenuti per portarci alla scheda di un prodotto dentro la page di un’azienda.

La ricerca deve essere in evidenza nella home page, spingere gli utenti ad utilizzarla. Deve esserci spazio per mettere in competizione gli inserzionisti in modo da guadagnarci, come fa Google. Potrebbe andare bene anche per il mobile, specie in aree densamente popolate. Quanti eventi ci sono in una sera a Roma? Chi non vorrebbe poter far figurare il proprio davanti a quello degli altri?

Naturalmente la “ricerca su Facebook” dovrà entrare nelle nostre abitudini e non è affatto detto che funzionerà nel modo in cui l’ho descritta. Non è un caso che Google abbia pensato ad integrare solo una ricerca per gli utenti e i contenuti su G+: gli users fanno riferimento a Google Search per sondare il web.

Zuckerberg ha per le mani una miniera d’oro che aspetta solo di essere esplorata. Se le ricerche non saranno una via profittevole, sono ragionevolmente sicuro che troveranno altri modi per sfruttare le persone e l’immensa mole di dati che il social per eccellenza ha a disposizione (attualmente, il pericolo più grande dell’azienda è relativo all’enforcement legislativo in materia di privacy). In questi giorni in cui il prezzo dell’IPO non sembra decollare come sperato, forse un pensierino ad acquistare le azioni di FB potremmo farlo: l’azienda è qui per restare, Zuck sta solo aspettando di sganciare la “bomba”.