Bing o non Bing, questo è il problema di Facebook

BingIl 10 maggio Microsoft ha presentato le sue novità per Bing. Disponibili a breve a partire dagli USA, gli aggiornamenti della casa di Redmond sono entusiasmanti: una completa e piena integrazione con tutti i social network grazie agli accordi stretti con Facebook e Twitter (Google+ condivide i suoi profili sul web aperto). Per una panoramica completa vi consiglio l’articolo di Danny Sullivan su Search Engine Land.

Lo scenario aiuta a comprendere gli equilibri nel mercato delle ricerche e della pubblicità online. Google, l’operatore più grande con circa 38 miliardi di fatturato di cui oltre 26 provenienti dagli annunci AdWords, vuole spingere i suoi utenti ad utilizzare G+ e acquisire autonomamente i “dati sociali”. D’altra parte anche Twitter e Facebook non vogliono condividere il loro “oro digitale” con il player più forte. E qui viene Microsoft, avendo Bing una quota minoritaria del mercato non rappresenta un rischio per i social network anzi, il nemico del tuo nemico è tuo amico.

Del resto Microsoft non vive di pubblicità e questo le permette di essere molto più elastica e generosa. Questa situazione pone spunti di riflessione sulla partnership fra Facebook e l’azienda fondata da Bill Gates. Zuckerberg ha bisogno di un motore di ricerca funzionale per la propria creatura e ha almeno due buoni motivi:

  • farebbe davvero male a Google rubandole la clientela;
  • sarebbero un sacco di revenues nelle casse di Facebook.

Il motivo è presto detto, quando si esegue una ricerca si sta cercando qualcosa. E’ il momento migliore per sparare una pubblicità perché non risulta molesta come quando ci impedisce di leggere il nostro blog preferito – non Hymn to Future dove non utilizziamo annunci invasivi ;) – ed anzi può risultare utile. Per questo la maggior parte dei ricavi di Google vengono dalla sua home page.

Quindi abbiamo appurato che Facebook ha bisogno di una ricerca con le palle che la copra di denaro. Quali sono le possibili soluzioni? Vedo almeno 3 strade di cui 2 hanno come protagonista la Microsoft:

  • farsi il proprio motore di ricerca;
  • pagare per integrare Bing dentro il social network;
  • comprare Bing.

Attualmente Bing non produce ricchezza. Basta scaricare il report del terzo trimestre fiscale 2012 per farsi un’idea accurata: i numeri parlano chiaro, la divisione Online Services che comprende Bing, MSN e adCenter raccoglie ricavi per 700 milioni di dollari mentre il margine operativo è negativo per 500 milioni.

Continuare per innovazioni incrementali cercando di recuperare Google non è un gioco che può portare grossi miglioramenti per cui bisogna sconvolgere le regole. Serve dare lo strumento in mano a chi ne può fare un uso migliore: Facebook.

Come? Vendendo il motore? Possibile ma non così probabile, Microsoft è ben più grossa e “muscolosa” della società di Zuck e perché si dovrebbe piegare a vendere quando può concedere in licenza e mantenere parte del controllo sul proprio lavoro, oltre che beneficiarne per un periodo più lungo? Una possibile risposta potrebbe essere acquisire una una quota di Facebook e se n’è parlato il mese scorso, ma tiene conto solo in parte degli sviluppi strategici della compagnia di Redmond che si sta preparando a fornire un’unico Windows omogeneo per tutti “i formati”.

Quindi il dilemma per Zuckerberg è servirsi della creatura di Microsoft o sviluppare per vie interne. La prima soluzione è più facile, Bing è già pronto e funziona bene, ma significa non avere il controllo completo di uno strumento di redditività fondamentale per lo sviluppo del social. Inoltre vuol dire cedere parte delle revenues a Microsoft.

Sviluppare internamente è più difficile, comporta dei costi, ma nel lungo periodo può pagare se il lavoro viene fatto con criterio.

Le possibili traiettorie di sviluppo di Facebook sono molto interessanti, specie in vista della quotazione in borsa attesa per il 18 maggio. Chissà cosa frulla nella testa del giovane Mark che ha compiuto gli anni proprio ieri. Qualsiasi sia la sua strategia sono pronto a scommettere che l’azienda annuncerà l’integrazione di un motore di ricerca entro la fine dell’anno e a farne le spese non sarà certo Microsoft, piuttosto la ridente società di Mountain View.