Intel un avversario di Apple? Oh please…

MacBook AirPerdonate il titolo irriverente, non è nel mio stile, ma il rapporto fra Intel ed Apple è una questione che ho particolarmente a cuore. Da quando il colosso dei semiconduttori ha cominciato a sostenere l’offerta degli Ultrabook, in pratica dei MacBook Air motorizzati Windows, si è diffusa la convinzione nella stampa di settore che la casa di Santa Clara voglia in qualche modo silurare Apple.

L’ultimo strafalcione l’ha tirato fuori Techland, il portale di tecnologia di Time Magazine (non gli ultimi arrivati eh), con questo articolo, tra l’altro riproponendo il fritto e stra-fritto binomio WIntel che nell’era post-PC puzza un po’ di marcio.

Ad avvalorare tale stregoneria c’è anche la diatriba tra Apple e Samsung: lo chaebol coreano è infatti uno dei principali supplier della Mela – più di Intel – ed i rapporti fra i due operatori sono decisamente tesi. Ma le due situazioni sono molto distanti ed ora vi spiego perché.

Intel non compete direttamente con Apple
Samsung è un’azienda integrata verticalmente, talmente integrata che può praticamente costruire tutto ciò che i suoi smartphone montano. Ancora più importante, è il principale produttore di smartphone e tablet in diretta concorrenza con i prodotti della Mela. Lo chaebol vuole aggredire la società californiana sul suo ramo più importante, iOS, che vale secondo l’ultimo bilancio oltre il 70% dei circa 110 miliardi di dollari di fatturato. Sono molte ragioni per essere incazzati.

Intel dal canto suo fornisce da sempre processori e ogni altro genere di chip a tutti i livelli del mondo informatico, dai portatili ai datacenter, e non vende direttamente i prodotti finiti. Nello spingere gli Ultrabook la società sta solo cercando di espandere la domanda di PC, in netto calo per tutto ciò che non siano Mac, per difendersi da un’evoluzione del mercato che vede favorite soluzioni con SoC ARM all’interno. Del resto i MacBook Air vendono tanto (28% di tutti i Mac) e questo vuol dire che piacciono.

Per la casa di Santa Clara è fondamentale mantenere una produzione elevata e costante. Tanto per parlare di numeri, potete dare un’occhiata a quanto investe Intel sulle sue fabbriche qui. Non siamo distanti dal valore di una centrale nucleare. Quanti chip dovrà vendere per ammortizzarne il costo? Semplicemente Intel si dà da fare per mantenere i volumi di cui ha bisogno per continuare ad investire e a guadagnare (ovviamente).

Intel ed Apple hanno una storia di collaborazioni strette
I record dei rapporti fra le due società non sono affatto negativi. All’uscita del primo MacBook Air, Intel sviluppò un modello del suo Core 2 Duo dedicato per il super-latpop. Altri esempi?

Forse ricorderete che i primi chipset per CPU Sandy Bridge di Intel avevano un bug dell’interfaccia SATA II. Quale sarà stato il primo cliente ad avere i chipset step B3, privi di bug? Ovviamente Apple, per i MacBook 2011.

Intel ha addirittura palesato la possibilità di produrre SoC ARM-based per la casa di Cupertino, privilegio mai concesso a nessun altro.

Per concludere
Intel è il più grande ed influente produttore di semiconduttori al mondo. E’ scontato che fra i tanti clienti che serve ci siano molti competitor di Apple. E’ altrettanto scontato che sostenga i trend del mercato per accrescere la domanda complessiva. Questo perché innovare si fa sempre più costoso e senza dei corposi volumi ci scorderemmo le brillanti soluzioni partorite dall’azienda.

Da qui a dire che Intel ed Apple – un cliente di indubbio rilievo – siano in rottura fino al punto di fargli “lo sgambetto”, beh è pura fantascienza. I potenziali vantaggi economici poi sono tutti da dimostrare. Specie in un’era in cui Microsoft ha deciso di mettere il piede in due scarpe abbracciando ARM. Infine, sappiamo bene che quando si parla di prestazioni la casa di Santa Clara non ha rivali: la verità è che Samsung è sostituibile ma se Apple vuole i migliori portatili in commercio non ha altre strade oltre ai prodotti Intel, con buona pace delle speculazioni.