E’ Apple destinata a diventare un’azienda qualunque?

Apple StoreNon capita così di rado sentire Apple comparata con le startup. Questo irrealistico paragone nasce dalla tendenza della Mela a distruggere i propri prodotti con nuovi prodotti: dove altre imprese proteggerebbero i loro business i ragazzi di Cupertino puntano a farne di nuovi.

Così non hanno avuto remore ad abbracciare l’elettronica di consumo, sacrificando gli sforzi nel loro business tradizionale: i Mac.

L’immagine dell’azienda ne ha beneficiato, basti vedere quanti sforzi la stampa di settore dedica a coprire i rumors prima di ogni keynote. Ma non esiste qualcosa come il successo eterno.

E le innovazioni disruptive, come l’iPhone, non sono controllabili: c’è chi le “azzecca” per qualche anno ma è semplicemente fuori dalle capacità umane continuare questo trend per tempo indefinito.

C’è poi un altro fattore da considerare. Oggi i device iOS valgono oltre 118 miliardi di dollari (dati di vendita estrapolati dal report 10K 2012) senza considerare i servizi che ci girano intorno: sono davvero un sacco di soldi.

Siamo proprio sicuri che Cook e compari abbiano voglia di continuare a cercare nuovi mercati piuttosto che amministrare quelli esistenti?

Dei chiari segnali

In molti hanno lamentato la “mancata innovazione” dell’iPhone 5, a mio avviso senza cognizione di causa. Parlando di hardware l’ultimo smartphone della Mela è decisamente innovativo, grazie al nuovo SoC e ad un deciso cambiamento del form factor nonostante l’estetica sia del tutto simile a quella del 4S.

I segnali del cambiamento di mentalità dei ragazzi di Cupertino si avvertono da altri due prodotti: l’iPod Touch e l’iPad Mini.

Entrambi rappresentano delle porte d’accesso all’ecosistema iOS relativamente economiche. Dico relativamente perché non sono affatto economici ma valgono il loro prezzo. Del resto la concorrenza può “permettersi” cifre più basse perché non ha alcun interesse a guadagnare con l’hardware.

A cosa serve una porta d’accesso più economica? Semplice, a incrementare la quota di mercato. Consolidare l’ecosistema per evitare che Samsung e Android finiscano per ripetere quello che Microsoft fece negli anni ’80.

Un trend che può essere pericoloso per Apple come puntualizza Henry Blodget del Business Insider.

80s are fucking dead

Ma non andiamo troppo veloce. Se compariamo i numeri puri della piattaforma Android con iOS il confronto è impietoso ma questo non basta per scolpire la lapide della più grande società del mondo (per market cap).

Infatti nelle statistiche dei terminali Android rientrano prodotti di fascia media, bassa e bassissima, i quali utenti non necessariamente utilizzano i servizi di Google e talvolta neanche installano le app. Non è un caso che l’App Store sia ancora il più ricco, che i terminali iOS siano quelli che generano più traffico web e che arricchiscano di più le casse di Google.

Apple ha i clienti migliori e i numeri grezzi sottostimano la quota di mercato dell’azienda: molte delle soluzioni considerate nel calderone non sono neanche lontanamente competitors della Mela.

La casa ha la massa critica per mantenere i developers con loro e protegge le loro proprietà intellettuali ben più di quanto non faccia Google. Aggiungete a questo l’assenza di frammentazione e si spiega perché le app per iOS vengono generalmente sviluppate prima o aggiornate più spesso delle controparti Android.

Inoltre, nessuno all’infuori di Apple e Samsung sta facendo soldi. Questo è un segnale che la quota di mercato considerata fine a se stessa lascia il tempo che trova.

Lo chaebol coreano rappresenta il vero problema semmai. E’ sempre più forte, sempre più diffuso e con il Galaxy S III e il Galaxy Note II sta cominciando anche a raccogliere margini cospicui sui loro prodotti di punta. Se Apple sta amministrando la sua posizione è per colpa dei coreani.

Un futuro segnato

Apple è risorta spostando il focus dai computer ai device. Trovata la combinazione vincente credo sia meno probabile che vedremo altri sconvolgimenti simili nel futuro. Un giorno la Mela dovrà evolvere per non morire, forse avrà un altro balzo rivoluzionario in avanti, ma pensare che sacrifichino a breve la loro piattaforma da quasi 120 miliardi di dollari è puro wishful thinking.

Per cui ciò che verrà introdotto negli anni venturi girerà intorno ad iOS: potenziamento dei servizi, sviluppo di Siri e delle interfacce naturali.

Un possibile salto potrebbe essere fatto sul fronte televisione, qualcosa che Apple ha sull’agenda da quando Steve Jobs era ancora in vita. I colossi televisivi non vogliono però condividere i contenuti lasciando ad altri il controllo della piattaforma. Per quanto appaiano conservatori e protezionisti non hanno tutti i torti, basta vedere gli effetti che Amazon e iTunes hanno avuto sull’editoria.

Ma un’altra rivoluzione, a breve, la escluderei. Ho prove per dire questo? Ovviamente no. I ragazzi di Cupertino potrebbero smentirmi l’anno prossimo o fra due anni. Forse ho una visione troppo corta e manco di fantasia.

Credo però che Apple abbia avuto successo nel realizzare i desideri di Steve Jobs, i prodotti che immaginava già dagli anni ’80 e che abbia raggiunto uno stato di completezza da cui è difficile muoversi. Un equilibrio omeostatico in cui i cambiamenti servono a mantenere la posizione di dominanza sui terminali post-PC. E alla fine nessuno può davvero biasimarli, sono una grande azienda e stanno andando oltre le aspettative di analisti e giornalisti.