Apple, i record e le illusioni dei mercati

Apple StoreApple ha chiuso il primo trimestre dell’esercizio fiscale 2013 – Q4 2012 solare – in grande forma confutando sonoramente i rumors che davano le vendite dell’iPhone in calo. Personalmente avevo ben pochi dubbi al riguardo. Come puntualizzato da Horace Dediu, negli ultimi 3 mesi la casa è stata molto aggressiva nel proporre l’iPhone 5 nel più alto numero di mercati possibili e gli effetti non potevano che farsi sentire. Del resto il melafonino è il prodotto più profittevole dell’azienda.

Anche Verizon aveva dato buoni segnali con addirittura il 60% di smartphone piazzati durante il trimestre con la Mela marchiata sopra.

In soldoni come è andato questo quarto? Ecco i numeri:

  • Ricavi complessivi per 54,51 miliardi di dollari contro i 46,3 miliardi del Q1 2012
  • Utili netti per 13,10 miliardi di dollari contro i 13,06 miliardi del Q1 2012
  • 47,8 milioni di iPhone venduti contro i 37 milioni Q1 2012
  • 22,7 milioni di iPad venduti contro i 15,4 milioni del Q1 2012
  • 4,1 milioni di Mac venduti contro i 5,2 del Q1 2012
  • 23 miliardi di dollari di cash flow generati per un totale di 137 miliardi “liquidi”

I risultati della compagnia sono strabilianti ma questo non ha impedito al titolo di fare un bel tonfo in borsa. Mentre sto scrivendo le azioni sono quotate 450 dollari, il 23 gennaio superavano i 510$. Come mai?

Wall Street guarda i numeri

Il fatturato di Apple sembra non aver incontrato le previsioni di diversi analisti – anche se di poco – mentre gli utili non sono sostanzialmente cresciuti year-on-year. C’è da precisare che il report dell’anno scorso misurava i risultati di 14 settimane di attività mentre normalmente ne vengono contabilizzate 13, come sottolineato dall’editor di TechCrunch MG Siegler e dallo stesso Cook. Il confronto non è alla pari.

Nonostante questo la Mela non è cresciuta come ci aveva abituato sintomo che la competizione si è fatta più forte e il settore punta verso la maturità.

Non dimentichiamo poi che i mercati ragionano con logiche proprie. Ogni investitore ha obiettivi e strategie differenti, gli analisti non hanno troppi incentivi ad essere completamente trasparenti sulle stime e l’hype è una buona opportunità per speculare. Il dato di fatto è che le azioni di Apple vengono scambiate ad un price-arnings ratio (P/E) di 10,20 mentre quelle di Microsoft a 14,94.

Pensate che la casa di Redmond abbia più possibilità della Mela di crescere?

La confusione di Wall Street è evidente e i più furbi sapranno avvantaggiarsene.

Riguardo l’iPhone 5

Passando oltre è interessante capire come mai il grosso aumento di fatturato non ha comportato maggiori utili. L’iPhone, costituendo oltre la metà dei ricavi dell’azienda ed essendo sostanzialmente il prodotto di massa più profittevole, è una bussola indicativa delle performance aziendali.

Dividendo il fatturato della linea per il numero dei modelli venduti troviamo un prezzo unitario medio di 641,57 dollari. Rispetto al Q1 2012 c’è stata una diminuzione di circa 5 dollari a modello. Considerando il rincaro di prezzo che l’iPhone 5 ha ricevuto rispetto al 4S tutto fa pensare che molti consumatori si siano rivolti alla vecchia versione.

In termini di funzionalità l’ultimo smartphone della Mela offre “solo” uno schermo più alto, maggiori performance e un form factor rivisitato. E’ sicuramente più leggero e comodo, più scattante, ma il 4S è al passo con i tempi e riceverà aggiornamenti per almeno altri 2 anni. Gli acquirenti si saranno fatti i loro conti e la tesi viene avvalorata dai dati rivelati da Verizon: ben la metà dei melafonini piazzati da loro sono della generazione precedente.

5 dollari non sono così incisivi, moltiplicando per i volumi si ottengono cifre inferiori a 250 milioni (1 mld per anno), ma ad essere pignoli il prezzo medio sarebbe dovuto crescere e non rimanere uguale. Sui vecchi modelli Apple può avere abbattuto i costi mantenendo comunque un margine lordo elevato ma è improbabile che questo sia agli stessi livelli dell’iPhone 5.

Riguardo l’iPad

Per l’iPad il discorso è differente. L’ottima crescita numerica è stata ottenuta rilasciando un modello dai margini lordi assoluti più bassi di quanto l’azienda sia abituata. Cook stesso l’ha confermato. Il prezzo medio delle tavolette nel Q1 2013 è stato 466,92 dollari. L’anno precedente era 568,16$. Le linee produttive sono a pieno regime e non riescono a far fronte alla domanda di iPad Mini, non può non esserci stato un certo livello di cannibalismo con il modello Retina.

Riguardo l’iPod e il Mac

iPod e Mac hanno segnato risultati negativi e non è difficile comprenderne il motivo. I lettori musicali sono sempre meno attraenti grazie al proliferare degli smartphone mentre i personal computer stanno cedendo il passo ai tablet nel mercato consumer. C’è anche da dire che i nuovi iMac stanno soffrendo dei problemi produttivi notevoli e di fatto è molto difficile trovarli nei negozi.

Fanculo i mercati, l’azienda è forte come non mai

Se fossi davvero appassionato di mercati avrei studiato finanza, invece mi sono laureato in management aziendale. Apple potrà anche subire il 14mo tracollo azionario degli ultimi 10-12 anni ma rimane un’azienda dai conti solidi, anzi direi perfetti. Con 137 miliardi “in banca” possono concedersi tutti gli investimenti che vogliono, potrebbero comprare Qualcomm e digerirla senza troppi problemi, tanto per giocare di fantasia. Non sono poi molte le compagnie che trasformano in utile oltre il 24% dei ricavi..

La crescita sta senz’altro rallentando ma è del tutto normale dato che il mercato smartphone, come lo conosciamo oggi, ha avuto inizio nel 2007. L’avversaria Samsung non rivaleggia in numeri per quanto riguarda la fascia alta: il Galaxy S III sostenuto da pubblicità multi-miliardaria non è andato oltre i 40 milioni di terminali in 7 mesi. Meno dell’ultimo trimestre dell’iPhone.

In vista non ci sono tracolli o declini, il successo della compagnia fondata da Steve Jobs è indiscusso. Un giorno arriverà un’azienda capace di innovare di nuovo il computing personale e stravolgerne gli equilibri, ma quel giorno non è ancora giunto e sottovalutare la casa di Cupertino è disonesto intellettualmente. Punto.

  • http://www.isophist.com/ Emilio Orione

    Bell’articolo, si leggono un sacco di pensieri superficiali su Apple che fa piacere un parere più approfondito ogni tanto.
    Oltre a Microsoft con P/E 14.94, la borsa premia Amazon con un P/E di 3275 (dico sul serio 3275), wow certo che la fiducia nella crescita di Amazon è incredibile, mentre Apple che ha postato il miglior quarto di sempre nella storia del mondo di qualsiasi azienda mai esistita (un fatturato di 54 miliardi in tre mesi è unico) è destinata al fallimento.

    Per quanto riguarda il prezzo dell’iPhone ho letto questo post di Dediu http://www.asymco.com/2013/01/24/the-job-the-iphone-is-hired-to-do/  molto interessante.
    In pratica Apple vende il suo telefono agli operatori (circa 250 in tutto il mondo hanno contratti con apple per un totale di utenti con contratti con questi operatori di circa 3 miliardi, mercato potenziale per l’iPhone ad oggi) che comprano in grossi quantitativi prefissati. Per esempio Sprint ha un contratto di 4 anni in cui ogni anno si impegna ha comprare un numero di iPhone pari al 12% del numero totale dei suoi abbonati.
    Verizon ha un contratto con il 10% cosi come AT&T che è il più grosso operatore americano (tra l’altro AT&T nell’ultimo quarto ogni 10 telefoni venduti 8 erano iPhone, 84% per essere precisi di iphone).
    DoCoMo, operatore giapponese ha svelato la sua trattativa con Apple, pare che il valore base di Apple per i contratti con gli operatori sia il 6%, cioè ogni operatore come minimo, per avere iPhone si è impegnato ha comprare da Apple un numero di telefoni pari al 6% dei suoi abbonati ogni anno.
    Su 3 miliardi significa che Apple ha come minimo contratti per vendere agli operatori 150 milioni di telefoni iPhone 5.
    La stima totale di iPhone 5 venduti in un anno per gli analisti è di 180 milioni, valore quindi probabilmente già in contratto senza contare gli acquisti di telefoni liberi direttamente da Apple.
    Come mai gli operatori pagano un prezzo cosi alto per l’iPhone?
    Qua viene in causa l’articolo di Dediu, dipende dal ruolo che l’iPhone svolge per gli operatori. Per loro l’iPhone è un venditore che vende i contratti dati più costosi. Per ogni iphone si ritrovano in mano un costoso contratto dati dalla durata di 2 anni e un utente fedele che al 90% non cambierà operatore per quei due anni.
    Siccome la vendita è molto interessante per gli operatori, questi sono disposti a pagare un sovrapprezzo per avere l’iPhone e quindi prezzo di vendita e numero di iphone venduti sono destinati a rimanere stabili finché l’iPhone svolgerà bene questo lavoro per gli operatori.

    • http://www.hymntofuture.com/ Davide Costantini

      Informazioni molto interessanti Emilio ;)

  • http://www.facebook.com/anthony.ottaviani Anthony Ottaviani

    Se Apple non fosse quotata (come Quark – ad esempio) invece di venderla tutti la vorrebbero comprare.
    Ma l’insano appetito degli speculatori, che bramano remunerazioni folli per i propri capitali e che speravano di aver trovato la vacca da mungere per starsene in panciolle al sole, mina alla base il sistema di finanziamento all’impresa (se una banca pretendesse quegli utili dai suoi clienti verrebbe chiusa per strozzinaggio).
    Steve Jobs questo lo imparò presto, ed infatti non pagava dividendi azionari e accumulava cash per non subire il sistema bancario.
    Quello che sarebbe interessante sapere è quanto delle azioni Apple sono in pancia all’azienda.
    E mi piacerebbe anche capire come l’attuale deprezzamento delle azioni potrebbe rendere ancora più solida l’azienda favorendo il gigantesco buy-back (10 miliardi di dollari) che la Apple ha deliberato a marzo 2012 e avviato a novembre.

    • http://www.hymntofuture.com/ Davide Costantini

      Spunti interessanti, quando trovo tempo indago sulla faccenda. Non ne ero al corrente dell’acquisto di azioni proprie ;)