Apple e le garanzie, che pasticcio

Mac Book AirCome saprete, martedì l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha sanzionato Apple per un importo complessivo di 900 mila euro. La società californiana è rea di non aver fornito la garanzia legale prevista dal Codice del Consumo oltre a non aver informato correttamente i clienti riguardo ai diritti loro spettanti per legge. Il comportamento avrebbe di fatto determinato la vendita di un maggior numero di pacchetti Apple Care (estensioni della garanzia commerciale).

La vicenda mi ha colpito perché ero assolutamente convinto che la garanzia di conformità, che tutela i privati fino a 2 anni dall’acquisto, non coprisse eventuali malfunzionamenti. Lavorando in un società impegnata anche nel ramo dell’assistenza tecnica mi sentivo abbastanza preparato sulla materia. Anche un vecchio articolo del Sole 24 Ore sembrava avvalorare la mia teoria.

Ma poi consultando la documentazione dell’autority, sotto consiglio del buon Quintarelli, mi sono reso conto di essere in errore. Ecco alcuni passaggi salienti del provvedimento:

22. La conformità al contratto di vendita si presume laddove i beni di consumo: i) siano idonei all’uso al quale servono abitualmente beni dello stesso tipo; ii) siano conformi alla descrizione fatta dal venditore e possiedano le qualità del bene che il venditore ha presentato al consumatore come campione o modello; iii) presentino la qualità e le prestazioni abituali di un bene dello stesso tipo, che il consumatore può ragionevolmente aspettarsi, tenuto conto della natura del bene e, se del caso, delle dichiarazioni pubbliche sulle caratteristiche specifiche dei beni fatte dal venditore, dal produttore o dal suo agente o rappresentante, in particolare nella pubblicità o sull’etichettatura; iv) siano altresì idonei all’uso particolare richiesto dal consumatore al venditore al momento della conclusione del contratto e di cui il venditore abbia preso atto anche per fatti concludenti.

Sembra quindi prospettarsi un impegno da parte del produttore di garantire il corretto funzionamento e le adeguate prestazioni del bene venduto durante l’intero periodo. Poche righe più avanti ne troviamo l’assoluta conferma.

25. Il Codice del Consumo stabilisce che il venditore ha l’obbligo di consegnare al consumatore beni conformi al contratto di vendita (art. 129). In caso di difetto di conformità (prodotti difettosi, che funzionano male o non rispondono all’uso dichiarato dal venditore o al quale quel bene è generalmente destinato) che si manifesta entro il termine di due anni dalla consegna del bene, il consumatore deve denunciarlo al venditore entro il termine di due mesi dalla data in cui ha scoperto il difetto (art. 132, comma 2).
26. Il consumatore ha diritto, senza spese, alla riparazione o sostituzione entro un congruo termine dalla richiesta, ovvero ad una riduzione adeguata del prezzo o alla risoluzione del contratto (art. 130, comma 2). In particolare, dopo la denuncia del difetto di conformità, il venditore resta obbligato ad attuare il rimedio richiesto dal consumatore, salvo accettazione da parte del consumatore di un rimedio alternativo, ovvero, qualora il consumatore non abbia già richiesto uno specifico rimedio, questi deve accettare il rimedio offerto o sceglierne un altro (art. 130, comma 9). Tali disposizioni vanno interpretate anche alla luce di una disposizione di carattere generale, l’art 1375 c.c., ai sensi del quale il contratto va eseguito secondo i principi di correttezza e buona fede7.

I dubbi sono oramai fugati. Il Codice del Consumo sancisce l’obbligo del produttore a fornire una garanzia di conformità di 2 anni che protegge anche da guasti (non causati ovviamente da un utilizzo improprio) e da difetti di funzionamento. Una tutela forte per il consumatore. Ma allora perché il vecchio articolo del Sole sosteneva il contrario (insieme a diverse testate online impegnate nel settore della tecnologia)?

Con un po’ di attenzione noterete che il provvedimento al quale fa riferimento il Sole 24 Ore è datato 2002 mentre il Codice del Consumo risale al 2005. Evidentemente la normativa è stata aggiornata con termini più stringenti. Detto questo ammetto di masticare decentemente il diritto ma di non essere un giurista per cui se avete da segnalare errori e/o precisazioni sarò ben lieto di ascoltarvi.

Per concludere quindi, la sanzione comporta per Apple una certa ricaduta di immagine più che un onere monetario. Solo in Europa la casa di Cupertino vende oltre 28 miliardi di dollari di prodotti (trovate qui il bilancio 2011) e non sarà un misero milione di euro a mandarla sul lastrico. D’altra parte la sanzione dell’AGCM pone fine ad un comportamento che ha danneggiato i consumatori italiani e che poteva potenzialmente “contagiare” altri produttori. Minaccia fortunatamente sventata sul nascere.